Carrefour, il fallimento di un modello

www.resistenze.org – osservatorio – economia – 08-02-18 – n. 661

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Romain Gelin | investigacion.net
Traduzione di Enzo Pellegrin per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

02/02/2018

Il gruppo della GDO Carrefour ha annunciato una ristrutturazione di livello mondiale che andrà a toccare diverse migliaia di lavoratori nel gruppo. Una panoramica dei dettagli di questo piano e degli sviluppi nel settore. Un’analisi di Mirador – Osservatorio critico delle multinazionali.

Il gruppo Carrefour è uno dei pionieri della grande distribuzione organizzata (GDO) in Europa.

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I liberali fagocitati da una certa idea di libertà

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Enzo Pellegrin

Nell’aprile 1947, ancora a fianco delle rovine della Seconda Guerra Mondiale, i componenti della cosiddetta “Internazionale Liberale” si riunivano ad Oxford. Dal congresso scaturiva una dichiarazione solenne, passata poi alla storia dei liberali come “Manifesto di Oxford”.

In esso, i liberali riuniti di 19 nazioni, “riuniti ad Oxford in tempo di disordine, povertà, carestia e paura causati da due guerre mondiali, convinti che le attuali condizioni del mondo sono largamente dovute all’abbandono dei principi liberali” affermavano una serie di principi, tra cui:
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Guerra in Afghanistan e dipendenza da eroina negli USA

La dipendenza da eroina in America è causata dalla guerra USA in Afghanistan.

 La preoccupazione ipocrita di Trump

Prof. Michel Chossudovsky

Global Research, 3 febbraio 2018

Traduzione di Enzo Pellegrin per Resistenze.org

Nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2018, il presidente Trump esprime preoccupazione sia per la crisi dovuta agli oppiacei sia per il drammatico aumento della dipendenza da eroina in America, senza analizzare le cause sottostanti…

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Discorso di Trump sullo Stato dell’Unione: 

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I prossimi due anni che verranno

31/12/2017

E anche nel 2018 vi saranno due anni.
Uno della stampa e del potere, dove si è usciti dalla crisi, l’austerity funziona, la concorrenza aguzza gli ingegni, le startup ti fanno diventare ricco, il web risponde a tutti i dubbi, la libertà è bella e non importa se costa e tutto sommato un po’ di schiavitù è intrigante se il tuo padrone ha successo ed è cool e i guai stanno tutti in quei brutti posti diversi dall’america e dal suo impero.
Uno reale, quello di chi è sfruttato, soffre, è libero solo se il suo conto in banca è positivo e continua a mantenere col suo lavoro inutili parassiti.
L’augurio di boraest è a questi ultimi, perchè possano, come cento anni fa, liberarsi dei primi.

Quanta influenza ho? Quanta ne avevo 100 anni fa?

Enzo Pellegrin
12/11/2017

Non è una dissertazione sulla carica virale.

Vorrei parlare invece di spettacolo, di uno degli intrattenimenti più in uso nelle cosiddette democrazie liberali, il quale soffre nelle ultime stagioni di grossi problemi al botteghino. Questi problemi si chiamano tasso di astensione. Nelle elezioni siciliane il 53,24% degli elettori non è andato a votare, più di un elettore su due, se si vuole cedere ai buffi modi di dire delle statistiche.

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Il sistema dello stato borghese, con la sua “democrazia elettoralistica” basata sulla delega, alla fine si dimostra semplicemente un mercato:  un’asta di favori.
Inutile lamentarsene: le elezioni delle nostre “democrazie” non sono un metodo che conferisce patenti morali, brevetti rivoluzionari, leader assennati e capaci o potere di influenza alla massa degli elettori.
Anzi, è l’ambiente ideale per figure quantomeno discutibili, come dimostra il curriculum penale di certi “eletti” di turno della Trinacria, uno dei quali arrestato poche ore dopo lo spoglio delle urne.
Oppure è un campo di azione per le forze eterodirette, in cui il tuo contributo politico non conta assolutamente nulla.

In queste condizioni, sarebbe molto più “democratico” un sorteggio, per giungere all’amministrazione di organismi sempre revocabili, sempre controllabili, anche se ingovernabili.
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“Cancellate l’URSS dalle mappe”!

“Cancellare l’Unione Sovietica dalle mappe”

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204 bombe atomiche contro le 66 principali città – L’attacco nucleare degli USA contro l’URSS pianificato durante la seconda guerra mondiale – Quando America e Unione Sovietica erano alleate.

Prof Michel Chossudovsky,Global Research, 10 dicembre, 2017

Prima pubblicazione 4 novembre 2017, revisioni al testo inglese 10 dicembre 2017. Traduzione di Enzo Pellegrin per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Secondo un documento segreto datato 15 settembre 1945, “il Pentagono aveva previsto di far saltare l’Unione Sovietica con un attacco nucleare coordinato diretto contro le principali aree urbane. Tutte le maggiori città dell’URSS erano incluse nella lista dei 66 bersagli “strategici”. La tavola sottostante classifica ogni città in termini di area in miglia quadrate e il corrispondente numero di bombe atomiche necessarie ad annichilire ed uccidere gli abitanti di selezionate aree urbane. (www.businessinsider.com/the-pentagon-estimated-204-atomic-bombs-could-destroy-the-soviets-2014-10)

Sei bombe atomiche dovevano essere utilizzate per distruggere ognuna delle più grosse città, incluse Mosca, Leningrado, Tashkent, Kiev, Kharkov, Odessa.

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I nemici dell’America: chi c’è sulla lista?

Prof. James Petras
Global Research, 24.11.2017

Traduzione di Enzo Pellegrin per Resistenze.org

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Per circa due decenni gli USA hanno tenuto una lista di nazioni nemiche da affrontare, attaccare, indebolire e rovesciare.
Lo sforzo imperialista di rovesciare i paesi nemici è stata operativa a diversi livelli di intensità, in dipendenza da due considerazioni: il livello di priorità e il grado di vulnerabilità per un’operazione di “cambio di regime”.
I criteri per qualificare un “paese nemico” e la sua posizione nella lista degli obiettivi prioritari nell’impegno degli USA per un maggior dominio globale, così come la sua vulnerabilità ad una vittoriosa operazione di cambio di regime saranno l’argomento di questo saggio. Continua a leggere “I nemici dell’America: chi c’è sulla lista?”

La Rivoluzione d’Ottobre e la sopravvivenza del capitalismo (3/4)

Prabhat Patnaik | Monthly Review, Vol. 69, n. 3
Traduzione di Enzo Pellegrin per Resistenze.org  –  Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Luglio-agosto 2017

Prima Parte – Seconda Parte

Terza Parte

Il regime della globalizzazione

Le rivalità interimperialiste divengono attenuate nel regime della globalizzazione per un’ulteriore importante ragione, non solo per causa della soverchiante forza di una potenza imperialista, come è stato nel caso della congiuntura del dopoguerra, ma anche perché lo stesso capitale finanziario è divenuto globalizzato e pertanto si oppone ad ogni partizione del mondo in sfere di influenza di particolari potenze che possano ostacolare la sua mobilità globale.

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Mentre questo fatto dell’attenuazione delle rivalità interimperialiste è stato notato da molti, questo è stato interpretato come indice della vendetta della posizione di Karl Kautsky, che aveva visualizzato la possibilità di un “ultra imperialismo”, contro Lenin che aveva enfatizzato l’esistenza di uno stato perenne di rivalità interimperialiste. Ciò è comunque errato. Entrambi, Lenin e Kautsky, avevano in mente e davanti agli occhi un contesto di capitali finanziari nazionali, dove il capitale finanziario che occupava il centro della scena aveva base nazionale ed era aiutato dalla sua nazione. Non è questo il caso di oggi, dove il capitale è esso stesso internazionale, un’entità totalmente differente dal capitale finanziario di cui parlavano Lenin e Kautsky. L’attenuazione delle rivalità interimperialiste nell’era della globalizzazione non è causa di un “congiunto sfruttamento del mondo da parte di un capitale finanziario internazionalmente unito“, come aveva suggerito Kautsky,  ma per l’emergere di un capitale finanziario internazionale. CONTINUA A LEGGERE SU RESISTENZE.ORG