75 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza. Per un’Austria libera, indipendente e socialista.


Partito del Lavoro d’Austria | parteiderarbeit.at
Traduzione di Enzo Pellegrin per Resistenze.org.
Dichiarazione del Comitato Centrale del Partito del Lavoro d’Austria (Pda) sul 75mo Anniversario della Dichiarazione di Indipendenza dell’Austria dalla Germania.

Il 27 aprile 1945, con la proclamazione dell’indipendenza dell’Austria, l’annessione da parte della Germania del marzo 1938 è stata annullata. Tale dichiarazione, firmata dai rappresentanti dei due partiti antifascisti SPÖ e KPÖ e dalla parte antinazista della ÖVP (1), ha ripristinato la Repubblica democratica d’Austria sulla base della Costituzione del 1920.

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Circa sette anni dopo l’occupazione militare e l’annessione politica, questo atto ha ufficialmente posto fine al dominio straniero tedesco in Austria. In alcune parti del paese, tuttavia, le forze armate e le SS tedesche hanno continuato a combattere fino alla resa tedesca dell’8/9 maggio 1945. Solo allora tutta l’Austria fu liberata e controllata dalle truppe della coalizione anti-hitleriana provenienti dall’URSS, dagli USA, dal Regno Unito e dalla Francia.

Coronavirus: disastro Piemonte, una nave in tempesta con comandanti sottocoperta

Enzo Pellegrin

Persino la stampa mainstream non può più nascondere la situazione grave dell’epidemia in Piemonte.

“Piemonte, malato d’Italia”, è la titolistica più frequente. I dati conferiscono alla regione subalpina il secondo posto nazionale per numero di contagi. Secondo i dati diffusi dalla protezione civile nazionale il 16 aprile ci sono 13783 persone positive, mentre in Emilia Romagna ci si ferma a 13663. Nel bollettino diffuso dall’Unità di crisi si annuncia che sono 19mila e 261 persone finora risultate positive al “Covid-19” in Piemonte, più 815 complessivi rispetto a mercoledì. La provincia di Torino registra un escalation di contagi dall’inizio dell’emergenza, 420 in un solo giorno, mentre non calano di giorno in giorno le persone decedute, portando alla funesta cifra di 2146. “Il 60 per cento dei casi sono riscontrati nelle case di riposo dove sono state segnalate forti criticità e presenza di pazienti sintomatici, mentre il restante 40 per cento riguarda il resto della popolazione piemontese” precisano sempre dall’Unità di Crisi.

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Ciò che è differente dal resto della nazione è proprio la curva dei casi.

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USA: un impero in Medio Oriente su una gamba sola

Prof. Michel Chossudovsky

Global Research, 7 gennaio 2020

Traduzione di Enzo Pellegrin

Il programma militare di egemonia dell’America in Medio Oriente ha raggiunto una soglia pericolosa.

L’assassinio del generale dell’IRGC Soleimani, ordinato dal Presidente degli Stati Uniti il 3 gennaio 2020, equivale a un atto di guerra contro l’Iran.

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Il presidente Donald Trump ha accusato Soleimani di aver pianificato attacchi sinistri ed imminenti”: “Abbiamo agito ieri sera per fermare una guerra. Non abbiamo agito per iniziare una guerra….  lo abbiamo colto in flagranza e lo abbiamo finito.”
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Iraq: le rivolte dell’ottobre 2019 e il conflitto Iran-USA

Dirk Adriaensens (*)

Global Research, 3 gennaio 2020.

Traduzione di Enzo Pellegrin

L’Iraq è il luogo in cui sono schierati migliaia di soldati americani ed è anche sede di potenti milizie sostenute dall’Iran. Il timore è che l’Iraq possa divenire il campo di battaglia di una guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran.

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Le rivolte che hanno colpito l’Iraq dal 1º ottobre 2019 giungono in un momento critico di crescenti tensioni tra l’Iran e gli Stati Uniti, entrambi alleati del governo iracheno.

Cresce la rivalità tra Stati Uniti e Iran

Il 29 agosto 2019, l’International Crisis Group ha pubblicato una relazione in cui chiedeva che il conflitto USA-Iran non fosse risolto in Iraq.

“In giugno sono stati lanciati vari razzi contro gli impianti americani in Iraq e in luglio-agosto esplosioni hanno distrutto i depositi di armi e un convoglio di gruppi paramilitari iracheni associati al l’Iran. Questi incidenti hanno contribuito a spingere le tensioni USA-Iran sull’orlo dello scontro e hanno sottolineato il pericolo della situazione in Iraq e nel Golfo.
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Piazza Fontana, potere e psicologia delle masse

Enzo Pellegrin

Nell’anniversario del tragico 12 dicembre 1969, mi è capitata sott’occhi un’intervista allo Storico Miguel Gotor, titolata “Non chiamiamola strage di Stato” (1). Come spesso avviene, il titolo ingigantisce le parole dell’intervistato anche oltre il lecito, ma è significativo un passo dell’intervista dell’autore sul punto:

“La Strage di Stato” è stato il titolo di un libro che ebbe molto successo all’epoca. Cosa pensa di questo concetto?

Fu un’espressione efficace sul piano politico, propagandistico e militante allora, ma oggi, dal punto di vista storico, la trovo insufficiente e persino ambigua. In primo luogo perché deresponsabilizza i neofascisti che ormai lo usano anche loro in questo senso. Se è stato lo Stato, nessuno è stato. Per capire, invece, bisogna anzitutto fare lo sforzo di distinguere. E poi perché, se è ormai accertato sul piano giudiziario e storico che nei depistaggi furono coinvolti esponenti degli apparati, dei servizi segreti e dell’ “Alta polizia” sopravvissuti al fascismo, vi furono anche magistrati come Pietro Calogero e Giancarlo Stiz o agenti come Pasquale Juliano che imboccarono da subito la strada della pista nera, con coraggio e andando controcorrente. Non erano anche loro esponenti dello Stato? Nella notte della Repubblica, nonostante il fango deliberatamente sollevato, il faro della giustizia e della ricerca della verità rimase acceso e non è giusto dimenticare l’impegno personale e professionale di quegli uomini con formule genericamente autoassolutorie.” (2)

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Gotor si scaglia anche contro il concetto di “manovalanza neofascista” della strage. Partendo dal materiale processuale, che più di ogni cosa ha provato il coinvolgimento della “pista nera”, lo storico afferma che, ritenere i neofascisti dei puri esecutori, rischia di attenuare il loro ruolo militante nell’attacco alla democrazia.

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Il clima sta cambiando, i rapporti di sfruttamento no.

Enzo Pellegrin

29/09/2019

English version in Global Research, Globalresearch.ca

Se mai ce ne fosse bisogno, le manifestazioni “istituzionali” di venerdì scorso hanno confermato un dato ambientale, sul quale gran parte del mainstream mediatico investe risorse di controllo dell’opinione da almeno venti anni. Il clima della Terra sta cambiando.

Lo confermano, in ordine di importanza: i governi più potenti del mondo, le organizzazioni governative, le cosiddette organizzazioni non governative, i governi allineati ai governi più potenti del mondo. Nel mazzo entra pure il governo italiano, il quale ha “istituzionalizzato” le manifestazioni per il clima con una circolare del Ministero della Pubblica Istruzione, la quale invitava i docenti ad accettare la giustificazione di assenza per la partecipazione al “Friday for Future”. Ultime ma non meno importanti, le organizzazioni dei partiti governativi e filogovernativi, le quali hanno tentato di dirigere, attraverso le loro organizzazioni giovanili, le manifestazioni di venerdì.

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Che il clima, ma non solo il clima, stia andando incontro a mutamenti derivanti dall’inquinamento dei metodi di produzione e di sviluppo economico, lo avevano in precedenza detto sia la comunità scientifica internazionale, sia una serie di personaggi che alle nazioni Unite avevano più volte parlato, senza che il mainstream mediatico avesse mai dato loro la dovuta eco.
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Il Clima e la via dei soldi

F. William Engdahl

25/9/2019 Global Research, Globalresearch.ca

New Eastern Outlook

Clima. Ora cosa dovremmo pensare? Le mega-multinazionali e i megamiliardari dietro la globalizzazione dell’economia mondiale negli ultimi decenni, la cui ricerca del valore azionario e della riduzione dei costi ha arrecato così tanti danni al nostro ambiente sia nel mondo industriale che nelle economie sottosviluppate dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, sono i principali sostenitori della movimento di decarbonizzazione dalla Svezia alla Germania agli Stati Uniti e oltre. È un attacco di coscienza, o potrebbe essere un’agenda più nascosta per la finanziarizzazione dell’aria che respiriamo e oltre?

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Qualunque cosa si possa credere circa i pericoli della CO2 e circa i rischi di riscaldamento globale che sta creando una catastrofe globale con un aumento della temperatura media da 1,5 a 2 gradi Celsius nei prossimi 12 anni, vale comunque la pena di verificare chi sta promuovendo l’attuale ondata di propaganda e attivismo climatico. La finanza cosiddetta “green”. Continua a leggere “Il Clima e la via dei soldi”