La Rivoluzione d’Ottobre e la sopravvivenza del capitalismo (3/4)

Prabhat Patnaik | Monthly Review, Vol. 69, n. 3
Traduzione di Enzo Pellegrin per Resistenze.org  –  Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Luglio-agosto 2017

Prima Parte – Seconda Parte

Terza Parte

Il regime della globalizzazione

Le rivalità interimperialiste divengono attenuate nel regime della globalizzazione per un’ulteriore importante ragione, non solo per causa della soverchiante forza di una potenza imperialista, come è stato nel caso della congiuntura del dopoguerra, ma anche perché lo stesso capitale finanziario è divenuto globalizzato e pertanto si oppone ad ogni partizione del mondo in sfere di influenza di particolari potenze che possano ostacolare la sua mobilità globale.

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Mentre questo fatto dell’attenuazione delle rivalità interimperialiste è stato notato da molti, questo è stato interpretato come indice della vendetta della posizione di Karl Kautsky, che aveva visualizzato la possibilità di un “ultra imperialismo”, contro Lenin che aveva enfatizzato l’esistenza di uno stato perenne di rivalità interimperialiste. Ciò è comunque errato. Entrambi, Lenin e Kautsky, avevano in mente e davanti agli occhi un contesto di capitali finanziari nazionali, dove il capitale finanziario che occupava il centro della scena aveva base nazionale ed era aiutato dalla sua nazione. Non è questo il caso di oggi, dove il capitale è esso stesso internazionale, un’entità totalmente differente dal capitale finanziario di cui parlavano Lenin e Kautsky. L’attenuazione delle rivalità interimperialiste nell’era della globalizzazione non è causa di un “congiunto sfruttamento del mondo da parte di un capitale finanziario internazionalmente unito“, come aveva suggerito Kautsky,  ma per l’emergere di un capitale finanziario internazionale. CONTINUA A LEGGERE SU RESISTENZE.ORG

 

L’America aveva previsto dall’inizio una guerra nucleare contro Cina e Nord Corea nel 1950

Michel Chossudovsky | globalresearch.com 16/10/2017

Traduzione di Enzo Pellegrin per Resistenze.org, Centro di Cultura e Documentazione Popolare

www.resistenze.org – cultura e memoria resistenti – storia – 21-10-17 – n. 648

Nel 1950, le forze di volontari cinesi inviate dalla Repubblica Popolare Cinese furono fermamente a fianco del Nord Corea contro l’aggressione USA.

L’atto di solidarietà della Cina con la repubblica Democratica Popolare di Corea (DPRK) fu compiuto appena pochi mesi dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese (PRC) il 1 ottobre 1949.

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Truman aveva previsto l’uso di armi nucleari contro Cina e Nord Corea, nello specifico come mezzo per annullare l’Armata Volontaria Popolare Cinese che era stata inviata per combattere a fianco delle forze nordcoreane. [Chinese Volunteer People’s Army].

E’ importante evidenziare che l’azione militare USA diretta contro la Corea del Nord era parte della più ampia agenda militare della Guerra Fredda contro la PRC e l’URSS, obiettivo della quale agenza era fondamentalmente danneggiare e distruggere il socialismo. Già nel 1945, “il Pentagono aveva immaginato che ci sarebbero volute poche centinaia di bombe atomiche per sopraffare la Russia”.

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Palestina, un secolo dopo la dichiarazione di Balfour: il Regno Unito di fronte a verità sgradevoli e poco accettabili.

Ben White (*)

Global Research, November 18, 2016
Middle East Eye 6 November 2016

Traduzione di Enzo Pellegrin per boraest.

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nell’immagine: rifugiati Palestinesi sulla strada per la Galilea (ottobre-novembre 1948, Wikimedia).

E’ improbabile che il governo del Regno Unito arrivi a presentare le scuse che vorrebbero i Palestinesi, ma quest’anno sarà una buona opportunità per riflettere su una dolorosa eredità.
Cade questo mese il 99mo anniversario della dichiarazione Balfour e iniziano i seri preparativi per il centenario del prossimo anno. Continua a leggere “Palestina, un secolo dopo la dichiarazione di Balfour: il Regno Unito di fronte a verità sgradevoli e poco accettabili.”

Dante Di Nanni e la resistenza operaia

Enzo Pellegrin

Intervento al convegno tenuto a Torino, il 16 maggio 2015, presso il Centro Congressi della Circoscrizione 3, via Millio 30, organizzato dal Partito Comunista di Torino, con la partecipazione del Fronte della Gioventù Comunista, dell’ANPI Provinciale, CSOA Gabrio, Scudo Legale Popolare del Fronte Unitario dei Lavoratori.

16/05/2015

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Il 17 maggio 1944, insieme ai compagni Pesce, Bravin e Valentino, Dante di Nanni portò l’attacco ad una stazione radio sul fiume Stura che disturbava le comunicazioni di Radio Londra, importante presidio logistico della Resistenza perchè garantiva messaggi, comunicazioni e notizie alle forze partigiane insurrezionali. Nell’attacco risparmiarono la vita dei nove militi comandati a presidiarla in cambio della loro promessa di non dare l’allarme. Continua a leggere “Dante Di Nanni e la resistenza operaia”

Foibe: revisionismo di stato

ANPI Sez. “68 Martiri” Grugliasco

FASCISMO, GUERRA DI STERMINIO, FOIBE: REVISIONISMO DI STATO E AMNESIE DELLA REPUBBLICA

Grugliasco, 10 febbraio 2013-2014-2015-2016

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Come militanti antifascisti dell’ANPI riteniamo fondamentale condividere questo materiale e queste informazioni sul tema “giorno del ricordo” in vista di un più ampio dibattito sul neofascismo, la propaganda nazionalista e il revisionismo politico della storia: quanto segue vuole essere uno spunto utile e costruttivo per le nostre discussioni.

I nazifascisti non sono e non saranno mai né vittime, né martiri
Il 10 febbraio 1947 venne firmato il Trattato di pace di Parigi tra gli Alleati vincitori della Seconda Guerra Mondiale e i Paesi sconfitti alleati del Terzo Reich tedesco, tra cui l’Italia, che doveva pagare le colpe del fascismo di Mussolini, coautore della guerra totale e razzista che aveva provocato 55 milioni di morti, generando oppressione, miseria, fame, terrore, distruzione a fianco dei nazisti per 3 su 6 anni di guerra. Continua a leggere “Foibe: revisionismo di stato”

Quando si tocca il sionismo scatta la censura preventiva

Enzo Pellegrin

Pubblicato sul numero 574 di Resistenze.org

La presentazione del libro “Sionismo: il vero nemico degli Ebrei” di Alan Hart, con prefazione di Diego Siragusa presso la sezione ANPI di Roma “Don Pappagallo” ha generato sconcerto?

Forse sì, non però la presentazione del libro, bensì la scandalosa marcia all’indietro del Presidente Nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, nonché del Presidente dell’ANPI provinciale di Roma, Ernesto Nassi. Continua a leggere “Quando si tocca il sionismo scatta la censura preventiva”

Torino, 18-20 dicembre 1922: la strage di Brandimarte

(dal libro “Barriera di Nizza-Millefonti” di Garzaro – Nascimbene, GRAPHOT EDITRICE)

Pubblicato da ANPI Nizza Lingotto

Nell’ottobre 1922 Mussolini è al potere con la marcia su Roma. Gli operai torinesi non hanno nessuna intenzione di accettare quella situazione illegale e si fanno sentire con scioperi e manifestazioni. Il 4 dicembre Mussolini dichiara: «il mio governo è fortissimo e non ha bisogno di cercare troppe adesioni. Gli operai hanno creduto di doversi e potersi rendere estranei alla vita nazionale. se vi saranno minoranze ribelli e fazione che cercheranno di opporsi, esse saranno inesorabilmente colpite». Quelle parole non sono una minaccia teorica.

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E’ da tempo che i fascisti vogliono dare una lezione alla città operaia che nel 1917 ha scatenato la rivolta del pane e che due anni prima ha organizzato l’occupazione delle fabbriche. Nel 1919 il Partito Socialista a Torino ha raccolto il 54% dei voti, contro il 32 della media nazionale; su quasi 500 mila abitanti, 200 mila sono operai.

A Roma viene pianificata una grande incursione su Torino, presente il quadrumviro Cesare Maria De Vecchi, proprietario terriero al Lingotto, che trasmette gli ordini a Pietro Brandimarte, capo delle squadre d’azione fasciste torinesi.

Il concentramento a Torino è previsto per domenica 18 dicembre e già il sabato la città si riempe di squadre che giungono da tutto il nord italia. I fascisti cercano un pretesto per scatenare la caccia a comunisti, socialisti o a chiunque manifesti opposizione al governo, e il pretesto viene raccolto proprio nella barriera di Nizza.

Francesco Prato è un tramviere di 23 anni che fa la corte alla figlia di un fornaio della barriera. Il padre, contrario alla relazione, si rivolge ai fascisti perché gli tolgano di mezzo l’importuno, che per di più è comunista. La sera del 17 inizia così la caccia la tramviere. Mentre Prato rincasa nella nebbia gelida, viene aggredito in via Demonte (Genova) tra corso Spezia e Via Stellone da una squadra fascista. Gli aggressori sottovalutano però il coraggio della vittima e Prato, pur ferito a una gamba da un colpo di pistola, reagisce e spara a sua volta uccidendo due fascisti, Lucio Bazzani e Giuseppe Dresda, ferendone un terzo. Brandimarte, a cui sarebbe bastato molto meno per scatenare le sue squadre, durante la notte diffonde un comunicato: « i nostri morti non si piangono, si vendicano».

La domenica mattina, dopo una manifestazione al teatro alfieri a cui segue una sfilata in centro, i fascisti si spargono per la città: aggrediscono, pugnalano e bastarono chiunque riconoscano come oppositore; si macchianno di centiania di ferimenti e di stupri. La Camera del Lavoro (allora presso la Cittadella) è incendiata. La stessa sorte tocca al “Carlo Marx” ed al circolo dei ferrovieri, invasi dai fascisti che ne fanno le loro basi. Gli omicidi iniziano dopo mezzogiorno; entro la fine della giornata saranno oltre una ventina, cifra probabilmente da raddoppiare dal momento che in molti casi i fascisti fanno sparire anche i cadaveri. Quattro di queste uccisioni avvengono nella barriera di Nizza.

Poco prima di cena, tre fascisti salgono alla casa di Matteo Chiolero, tramviere di 27 anni, in via Molinette 7 (oggi Abegg). Lui, la moglie e la bambina di due anni e mezzo sono a tavola. Appena Matteo apre la porta, viene assassinato con tre colpi di pistola. La moglie urla disperata ed insegue i fascisti per le scale. Questi tornano indietro, la minacciano e compiono scherzi macabri sul cadavere.

Erminio Andreoni, operaio della fotocelere, 24 anni, ex combattente, abita in Via Alassio 25. Nel pomeriggio è avvertito dai vicini di casa che i fascisti lo stanno cercando. Mentre lui fugge, la moglie Ersilia Manassero con il bimbo di un anno e mezzo si rifugia da un’amica. Verso mezzanotte la donna torna a casa giusto in tempo per vedere il marito trascinato via. Erminio viene condotto alla cascina Ceresa (dove oggi è l’ospedale S. Anna), ucciso a colpi di pistola è abbandonato in un campo. I fascisti tornano poi in Via Alassio, cacciano in strada la donna e il bambino, ammucchiano mobili e suppellettili e incendiano tutto. La vedova sarà costretta a vivere per molti anni dell’elemosina dei vicini che si prenderanno cura di lei.

Attorno alle 18, l’operaio Evasio Becchio di 25 anni è seduto in un’osteria di via Nizza con Ernesto Arnaud, muratore, quando irrompono i fascisti. I due sono prelevati e caricati su un camion. All’imbocco del ponte di legno sull’argine del Po, dopo corso Bramante, i fascisti fanno scendere Becchio e gli ordinano di avanzare nel buio. La vittima comprende ciò che sta accadendo e non si muove, finché non viene abbattuta. Arnaud, accoltellato, viene abbandonato creduto morto e riesce così a cavarsela.

L’omicidio di Leone Mazzola, 40 anni, proprietario di un’osteria in via nizza all’altezza di via Millefonti, risale al pomeriggio. I fascisti entrano nella sua osteria e cominciano a bastonare i clienti. Mazzola prostesta, ma viene trascinato nel retro bottega dove c’è la sua camera da letto. Gli aggressori buttano all’aria la stanza e quando trovano un foglio con la falce e il martello pugnalano l’oste all’addome e lo finiscono a colpi di pistola. Dopo di ciò devestano il locale. Nell’inchiesta si verrà a sapere che Mazzola era un informatore, iscritto all’Unione Liberale Monarchica, che segnalava alla polizia i movimenti dei comunisti.

Pochi giorni dopo la strage, Mussolini firma il decreto di amnistia per i delitti commessi, nel nome dell’interesse nazionale. Le inchieste che verranno compiute saranno delle farse. Brandimarte diventerà generale facendo carriera nel partito e nel governo.

La sede del circolo “Carlo Marx” è distrutta. Viene rimessa in piedi alla buona, ma una normale attività politica è impossibile, con i locali sempre sottoposti alla sorveglianza della polizia e dei fascisti. I compagni sono costretti a ritrovarsi in clandestinità nelle osterie e nei boschi della collina e di Stupinigi.

Nel 1924 il Partito Comunista organizza le cellule nelle fabbriche. Gramsci manda a Torino il giovane Luigi Longo, che incontra in barriera Giovanni Garbalena e Claudio Bricca. In realtà Gerbalena, con i compagni dell’officina Emanuel di via Canova, ha già organizzato una cellula, a cui ha dato il nome di Evasio Becchio, uno dei giovani uccisi il 18 dicembre 1922. E’ una delle prime cellule torinesi. Dopo le leggi “eccezzionali” del 1926 che cancellano ogni residuo di libertà democratica, saranno proprio questi piccoli organismi politici, entrati in clandestinità, a organizzare una resistenza sotteranea con dimostrazioni in via nizza o in via genova, comizi volanti di due o tre minuti, scritte sui muri, propaganda antifascista nelle fabbriche.

Durante la guerra e la Resistenza, i giovani del “Carlo Marx” sono ormai dei quarantenni e quando giunge dal CLN l’ordine di occupare la città, saranno loro a entrare nella sede del palazzotto fascista “Filippo Corridoni” di via Biglieri 29. A guerra finita vi creano il nuovo circolo “Carlo Marx”, che accoglie comunisti, socialisti, diverse associazioni come l’Unione Donne Italiane e i sindacati.