La prevalenza delle nutrie

nutria-national-geographic-di-agosto-2014

Il movimento cinque stelle è stato un grande strumento di normalizzazione del conflitto sociale e dei movimenti. Poggiando sul terreno della liquidità postmodernista che animava le illusioni di molti, ha dapprima limitato in spazi angusti il fermento anticapitalista, riportandolo in uno sterile dialogo demagogico-istituzionale. Calmate le acque con le elezioni, li ha poi riportati in braccio a ideologie reazionarie forti,  le quali hanno sempre coperto gli interessi dei poteri economicamente dominanti e di quella piccola borghesia stracciona e amorale spesso diffusa e presente come mezzo di manovra nelle vicende italiane.

Lumpenbourgeoisie, si potrebbe definire, ma gli stracci non sono quelli reali della povertà assoluta, ma quelli dell’angusta dimensione culturale, già plasmata dal progetto berlusconiano: un’antitesi forte e fremente con la laicità, con l’indipendenza intellettuale dell’illuminismo, l’opposizione dell’istinto alla ragione, o meglio la prevalenza di una “ragione spicciola”, la facilità a nascondere dietro altisonanti valori tradizionali come coraggio, italianità, razza, religione e famiglia il piccolo interesse di bottega o familiare: il posto del figlio, l’evasione delle tasse, i soldi nascosti, l’evasione dei doveri di solidarietà, il dipendente che subisce senza rompere i coglioni, il salariato fedele al padrone e opportunisticamente delatore dei compagni, perchè è il padrone che paga e fa avanzare la famiglia sulle altre famiglie di rompicoglioni.

Beninteso: la concentrazione economica della ricchezza nelle leve globali dell’economia li ha di molto acciaccati, essi sono un’appendice economica che serve indubbiamente a poco. Essi sono entrati a far parte del numero degli sfruttati, quantomeno nella loro convinzione, spesso espressa come prioritaria su quella di altri sfruttati (l’imprenditore suicida come preminente rispetto alle morti per lavoro e allo sfruttamento di sans papier a condizioni di schiavitù).

E tutto questo grazie ad un centrosinistra ultimo penoso complice dell’austerità economica.

Tutto ha in ogni caso un significato: la colpa non è mai dei poteri dominanti, nè di quelli vassalli, ma dei loro servi di turno.

Tuttavi gli interessi di quest’area di manovra non generano il bisogno o la convinzione di rivoluzionare i rapporti economici di fondo, semplicemente producono una supplica di redistribuirli “ai degni ed agli amici” escludendo sempre “un altro”, meno uguale di loro, meno degno di loro. Questo caratterizza l’essenza di questo conglomerato sociale: essere una buona leva di manovra gattopardiana per dividere gli sfruttati, zittire coloro che vogliono cambiare il macchinista del treno e continuare a raccogliere la maggiorparte della ricchezza, gettandone le briciole alla parte meno pericolosa.

In questo modo, le aspirazioni progressive di movimenti, gli aneliti di eguaglianza e di contrasto al sistema capitalista, che sono sempre espressione di una avanguardia, sono stati isolati e soffocati al semplificante grido di “prima questo, prima quello!” E sono tornati, questi movimenti, alla marginalità sociale, pronti ad essere catalogati tra i futuri rompicoglioni se avverseranno la nuova legalità, mentre una serie di piccoli carrieristi, anonimi e spesso inadeguati, sono stati reclutati come carneadi del nuovo corso di potere, la cui ignavia e immoralità viene assolta da sciocchezze come “ho visto di peggio”, “li conosco”, ed altre litanie del gergo-familistico.

Senonchè, in molti di questi componenti delle leve di manovra, il movimento cinque stelle sta ad un certo punto stretto: vuoi perchè organizzato come un’azienda che dà carriera solo a pochi fidati, vuoi perchè ancora permeato di movimentisti stupidi, ancorati a temi ormai nemmeno più capiti e forse mai capiti sin dall’inizio.

Ecco perchè la metamorfosi più facile è quella verso la lega che non perdona, ad eccezione delle proprie malefatte. Quella che agitava la forca sulle teste della vecchia politica, mentre era coinvolta nelle stesse tangenti. La lega, che è l’ultimo partito della prima repubblica ancora presente coinvolto nella vicenda tangentopoli, ripetutamente coinvolto in ruberie di soldi pubblici, dai diamanti in Tanzania, alle mutande verdi di Cota, alle ruberie del cerchio bossiano fino alla mancata restituzione di 49 milioni di Euro truffati alla collettività con finti rimborsi elettorali, nascosti dagli attuali leader e mai dagli stessi restituiti.

Ma questo non importa, perchè “L’altro da escludere” non è la lega, non sono i suoi faccendieri, ma tutta una serie di povertà, che, come i dipendenti, “non devono rompere i coglioni”.

Questa sorta di jacquerie degli stracci coinvolge anche piccoli recinti politici spesso emarginati, livorosi e rancorosi, i quali occhieggiano a un nuovo nemico degli sfruttati perchè ha dato qualche simbolico calcio al vecchio, magari arzigogolando fantasiose teorie politiche, interpretazioni, asserzioni che dipingono come paramarxiste o peggio.

Tutto ciò mentre i leghisti d’Austria di Kurz, amici di Salvini, portano la giornata lavorativa a dodici ore (!) Tutto ciò mentre  il governo del cambiamento italiano archivia ogni elemosina ai ceti italiani deboli, mantenendo le stesse regole di sfruttamento del lavoro, lo stesso bavaglio allo sciopero, che avevano costruito gli ultimi complici di finanza e industria, in attesa magari di uno stivale leghista, che limiti i diritti di tutti perchè potrebbero esercitarli i “rompicoglioni” o gli “altri indegni”.

Nel 1975, Pier Paolo Pasolini ancorava alla scomparsa delle lucciole (prima, durante e dopo) le fasi della continuità tra il fascismo propriamente detto e quello da lui definito come democristiano.

Oggi potremmo prendere a riferimento temporale la comparsa e la prevalenza delle nutrie nei nostri fiumi, per tracciare altrettante fasi.

Il risultato sarebbe sempre simile: l’odio nei confronti di chi vorrebbe o potrebbe cambiar tutto, per niente alla fine cambiare.

E.P.

 

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