Ancora sulla Dinamo Dora Rugby

Boraest riceve e pubblica

di Federico Milano

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Il prossimo 2-3 giugno si svolgerà presso il motovelodromo Fausto Coppi la 3^ edizione della Festa del Rugby Popolare organizzata dalla Dynamo Dora Rugby. Parteciparvi sarà, credo, un’occasione importante per comprendere quale sia il significato di sport popolare in una società dedita al consumo e al mercato da cui lo sport non è affatto immune. Significa pratica di inclusione, senza barriere di accesso economiche o di razza; significa riappropriazione di spazi collettivi a discapito di speculazioni edilizie; significa condivisione dello sport come diritto universale di fare esercizio fisico come momento ricreativo, di ricerca del benessere, di tutela della salute, ma anche come pratica agonistica; significa sano confronto sportivo dove la cultura sportiva fatta di solidarietà sia valorizzata a scapito della mercificazione della medesima, dell’individualismo, dell’egoismo. Continua a leggere “Ancora sulla Dinamo Dora Rugby”

Mi spiace ma non sei una di noi

L’Occidente scarica la Sharapova solo perché ha il passaporto russo.

di Federico Milano

Ci hanno messo 24 ore ma alla fine ce l’hanno fatta. Marija Sharapova, la bellissima bionda e sexy tennista, star nello sport e diva del glamour e del jet set, cresciuta dall’età di sei anni e allenata negli USA, ammirata e mitizzata in tutto il mondo, ad un giorno dalla sua confessione di avere assunto il meldonium ha perso la sua identità cosmopolita. La bella siberiana di orgini bielorusse è ora finalmente a pieno titolo una cittadina russa. Il primo giorno si sono levate da ogni dove parole di conforto per la sportiva, peccato veniale si diceva, l’intero globo terraqueo delle riviste patinate e non si ergeva a difendere la propria diva. Fino a quando non ci si è ricordati che la bella Marija è si cittadina del mondo, ma il passaporto ce l’ha pur sempre vidimato dalla Federazione Russa.

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E allora voilà, con un triplo carpiato, il peccato non è più il meldonium, ma l’anagrafe. Continua a leggere “Mi spiace ma non sei una di noi”