Già in sospeso la guerra USA su vasta scala contro la Siria?

E’ già sospesa una guerra su più ampia scala di Trump contro la Siria?  Uno Stato membro della NATO “va a letto col nemico”: l’America è in guerra sia con la Siria che con la Turchia.

siria

Prof. Michel Chossudovsky

Global Research, 15 aprile 2018

Traduzione di Enzo Pellegrin per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Prima pubblicazione il 13 aprile 2018, prima dei bombardamenti diretti dagli USA, aggiornato al 15 aprile 2018.

Il gabinetto di guerra degli Stati Uniti ha scelto di privilegiare un attacco con bombardamenti punitivi salvafaccia piuttosto che una guerra totale contro la Siria. Il segretario alla Difesa, Mattis, era acutamente consapevole che un bombardamento punitivo avrebbe potuto portare ad un’escalation ed allo scontro militare con la Russia.

L’obiettivo della Russia era quello di evitare uno scontro militare, pur garantendo la difesa della Siria. I russi erano cristallini. Avrebbero contrattaccato se i mezzi militari russi fossero stati presi di mira.

Washington sapeva anche che non potevano iniziare in questa congiuntura una grande campagna militare contro la Siria, in gran parte per causa di  divisioni all’interno dell’Alleanza Atlantica ed al fatto che uno stato membro della NATO, cioè la Turchia, era diventato un alleato della Russia e stava combattendo le forze ribelli curde degli Stati Uniti. (integrate da forze speciali francesi, britanniche e statunitensi) nel nord della Siria.

Quello che Washington ha deciso è stato un attacco punitivo mentre stava mettendo “in sospeso” una guerra su teatro più grande contro la Siria.

La Russia non ha avuto bisogno di rispondere a questo attacco perché nessuno dei suoi beni militari era stato preso di mira e questo faceva parte di un’intesa tra Mosca e Washington.

Sono stati utilizzati  dalla Siria sistemi di difesa contraerea con tecnologia russa dell’era sovietica. Secondo fonti russe, sono stati lanciati 103 missili, 71 sono stati distrutti dalla difesa aerea siriana.

Questi sviluppi non impediscono tuttavia in alcun modo il lancio di una grande campagna militare contro la Siria in una data futura.

(Michel Chossudovsky, 15 aprile 2018)

***

La storia è spesso il risultato di errori. Il gabinetto intrventista di Trump è costituito da un diabolico gruppo di decision-makers tra cui John Bolton, Mike Pompeo e “Mad Dog” Jim Mattis, i quali sono fermamente determinati nel muovere guerra. Un massiccio dispiegamento navale USA-NATO si sta schierando nel Mediterraneo orientale. Il governo britannico ha messo in allarme i bombardieri della Royal Air Force. La portaerei USS Truman è in rotta verso il Mediterraneo orientale.

In questa fase è impossibile prevedere quali azioni potrebbero essere intraprese. Le minacce del Presidente Trump dal grilletto facile contro la Siria (in risposta al presunto attacco di armi chimiche) dovrebbero quindi essere prese sul serio. Allo stesso modo, dovrebbero essere affrontate anche le implicazioni della posizione di Mosca la quale conferma che i militari russi risponderanno con forza agli attacchi missilistici statunitensi.

Tuttavia, vi è un elemento importante che è stato ampiamente trascurato nelle recenti notizie dei media indipendenti riguardanti la Siria, elemento che suggerisce che gli Stati Uniti potrebbero prendere la decisione di non impegnarsi nella conduzione di una grande campagna militare in questa particolare congiuntura.

Perché?

La struttura delle alleanze militari statunitensi è in crisi.

La strategia militare 101 ci dice: non fare una guerra su ampia scala quando uno dei tuoi alleati chiave “va a letto col nemico”.

Una comprensione della struttura militare delle alleanze, comprese le coalizioni trasversali è assolutamente cruciale. Le cosiddette “alleanze durature” a sostegno della “lunga guerra” americana non possono più essere invocate.

La NATO è in crisi: gli Stati Uniti e diversi stati membri della NATO non sono solo in guerra con la Siria, sono anche in guerra con la Turchia la quale sta combattendo le forze ribelli curde sponsorizzate dagli Stati Uniti nel nord della Siria.

A sua volta, la Turchia – che rimane il peso massimo della NATO in termini di forze di terra convenzionali – ha un’alleanza con Russia e Iran, i quali a loro volta appoggiano il governo di Bashar al Assad.

Per quanto riguarda la cooperazione tra Cina e Turchia (compresi gli affari militari), “la Cina ha manifestato l’apertura verso l’adesione della Turchia alla Shanghai Cooperation Organization, un’alleanza di sicurezza … che è vista come un contrappeso alla NATO” (di cui la Turchia è membro).

Il Kurdistan Siriano

All’interno della NATO il contrasto non si limita a uno scontro tra Washington e Ankara. Altri Stati membri dell’Alleanza Atlantica sono stati risucchiati nella resa dei conti USA-Turchia nella Siria settentrionale, tra cui Francia e Gran Bretagna, per non parlare di Israele (un membro della NATO di fatto ed alleato della Turchia) la quale ha sostenuto il movimento separatista curdo principalmente in Iraq ma anche in Siria.

Francia e Gran Bretagna sostengono i curdi contro la Turchia

Le forze speciali francesi sono state inviate dal presidente Macron nella Siria settentrionale a sostegno dei ribelli curdi. Di fatto, la Francia è ora in guerra con la Turchia, uno stato membro della NATO partner.

Il presidente Macron è per molti aspetti un rappresentante degli Stati Uniti. Contrariamente al report di Reuters qui sopra, la Francia lavorerà a stretto contatto con gli Stati Uniti, fornendo supporto militare ai ribelli curdi che stanno combattendo contro la Turchia, alleanza atlantica partner della Francia.

Inoltre, le operazioni di intelligence britanniche e israeliane hanno anche integrato le forze curde.

Mentre il sostegno militare “ufficiale” della Germania è limitato alle forze curde dei Pechmerga in Iraq, Berlino ha stabilito di fatto relazioni “diplomatiche” con il Consiglio nazionale curdo della Siria (ENKS in kurdo).

Lo smembramento della Siria

Lo smembramento della Siria e dell’Iraq fa parte di una lunga agenda USA che consiste nel ridisegnare la mappa del Medio Oriente: per il sud della Siria, ciò che era previsto dall’inizio della guerra nel 2011, è un cambio di regime e la formazione di uno Stato islamico sunnita. Per il nord-est della Siria, il progetto di Washington è quello di creare uno stato curdo indipendente che includa anche parti dell’Iraq, dell’Iran e della Turchia (vedi mappa sotto).

Nota: la mappa qui sopra è stata preparata dal tenente colonnello Ralph Peters. È stata pubblicato sul Giornale delle Forze Armate nel giugno 2006, Peters è un colonnello in pensione della National War Academy degli Stati Uniti. (Map Copyright Lieutenant-Colonel Ralph Peters 2006).

La Grande Israele

Lo smembramento della Siria e dell’Iraq, compresa la formazione di uno stato curdo indipendente, è intimamente connessa al progetto sionista di una Grande Israele (vedi la mappa in basso che identifica la “Terra Promessa”)

Le forze israeliane sono coinvolte segretamente nella Siria settentrionale contro la Turchia in coordinamento con l’esercito americano a Rojava (Kurdistan siriano).

Il progetto “Grande Israele” consiste nell’indebolire e infine nello smembrare i vicini stati arabi come parte di un progetto espansionista israeliano-statunitense, con il sostegno della NATO e dell’Arabia Saudita. A questo proposito, il riavvicinamento tra Arabia Saudita e Israele è dal punto di vista di Netanyahu un mezzo per espandere le sfere di influenza di Israele nel Medio Oriente e affrontare l’Iran. Inutile dire che il progetto “Greater Israel” è coerente con il design imperiale americano. (Michel Chossudovsky, Global Research, dicembre 2017)

“Grande Israele” consiste in un’area che si estende dalla Valle del Nilo fino all’Eufrate.

Divisioni all’interno della NATO

Si presume che il gruppo consultivo di Trump sia assolutamente consapevole di queste divisioni inter-NATO e del ruolo della più ampia struttura di alleanze militari, che – da un punto di vista strategico – ha contribuito all’indebolimento degli Stati Uniti.

In queste circostanze, ci si aspetterebbe che il governo di guerra dei falchi consigliasse al comandante in capo degli Stati Uniti di non avviare in questa fase una grande campagna militare contro la Siria (cioè simile all’Iraq o all’Afghanistan). Questa linea d’azione, che consiste nel mettere in attesa una grande guerra teatrale, non esclude tuttavia la condotta dei cosiddetti bombardamenti punitivi a cui sia la Russia che la Siria reagirebbero senza dubbio. Né esclude il rinvio di una grande azione militare (inclusa l’invasione) ad una data successiva.

La condotta di una campagna militare guidata da Israele (con il sostegno degli Stati Uniti) contro il Libano, tuttavia, non può essere esclusa.

La guerra sul terreno

Un altro fattore che non favorisce la condotta di un importante intervento militare statunitense contro la Siria ha a che fare con la natura della guerra sul terreno e la sconfitta delle forze ribelli “delegate” dagli Stati Uniti in gran parte del paese.

Mentre la guerra sul terreno che si oppone alla Turchia e ai proconsoli curdi  e americani nella Siria settentrionale è ancora in corso, nel sud della Siria, il conflitto che oppone le forze del governo siriano ai ribelli affiliati ad al Qaeda (che sono stati sostenuti e finanziati dal Pentagono, dalla NATO, dall’Arabia Saudita e da Israele) è più o meno vicino alla liberazione della Ghouta orientale.

A loro volta, le forze del governo siriano con il sostegno della Russia hanno organizzato l’evacuazione della maggior parte dei terroristi di Al Qaeda in autobus con aria condizionata in rotta verso Idlib, che è occupata dalle forze turche le quali stanno combattendo i ribelli curdi sponsorizzati dagli Stati Uniti.

Inoltre, con la sconfitta dei ribelli affiliati ad Al Qaeda, la maggior parte dei consiglieri militari occidentali (incorporati nelle “forze di opposizione” affiliate ad Al Qaeda), sono stati evacuati dalla Siria meridionale.

L’esercito russo a sua volta è impegnato in consultazioni di routine con le controparti turche che hanno facilitato l’esodo dei “ribelli” supportati dagli Stati Uniti e dei loro consulenti militari occidentali nella Ghouta orientale. Inutile dire che l’assenza di forze speciali occidentali attive sul terreno costituisce un impedimento a condurre efficacemente una più ampia campagna militare contro la Siria.

Note conclusive

Mentre questo articolo va in stampa, il Presidente Trump ha dichiarato che “una decisione definitiva sui possibili attacchi militari contro la Siria … potrebbe essere presa molto presto o non così presto” seguendo gli avvertimenti del segretario alla Difesa Jim Mattis per il quale “un tale attacco comporta il rischio di andare fuorigiri, suggerendo cautela in vista di una decisione su come rispondere a un attacco [di armi chimiche] contro i civili lo scorso fine settimana [a Douma]. ”

La fonte originale di questo articolo è Global Research

Copyright © Prof Michel Chossudovsky, Global Research, 2018

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