Palestina, un secolo dopo la dichiarazione di Balfour: il Regno Unito di fronte a verità sgradevoli e poco accettabili.

Ben White (*)

Global Research, November 18, 2016
Middle East Eye 6 November 2016

Traduzione di Enzo Pellegrin per boraest.

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nell’immagine: rifugiati Palestinesi sulla strada per la Galilea (ottobre-novembre 1948, Wikimedia).

E’ improbabile che il governo del Regno Unito arrivi a presentare le scuse che vorrebbero i Palestinesi, ma quest’anno sarà una buona opportunità per riflettere su una dolorosa eredità.
Cade questo mese il 99mo anniversario della dichiarazione Balfour e iniziano i seri preparativi per il centenario del prossimo anno.
Israele ed i suoi sostenitori si preparano per una celebrazione di ciò che vedono come un documento storico che sostiene la legittimazione dello Stato ebraico. I Palestinesi ed i loro alleati, frattanto, aspirano alle scuse della Gran Bretagna per un’ingiustizia il cui impatto è ancora oggi sentito.
La dichiarazione Balfour è onestamente qualcosa su cui Israele ed i suoi sostenitori dovrebbero attrarre l’attenzione? Direi di no.
La dichiarazione Balfour è una lettera datata 2 novembre 1917, inviata dal segretario britannico agli affari esteri Lord Arthur Balfour da parte del governo a Walter Rotschild, perché fosse condiviso con la Federazione Sionista (Zionist Federation). La lettera consisteva della seguente dichiarazione di 67 parole:

“Ufficio Esteri, 2 novembre 1917

Egregio Lord Rotschild,


E’ mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adoprerà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.
Con sinceri saluti.


Arthur James Balfour”

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nell’immagine: Lord Arthur Balfour (Wikimedia)

La scorsa settimana, l’ambasciatore di Israele nel Regno Unito, Mark Regev, ha ricordato il 99mo anniversario liberando dei palloncini colorati nel cielo di Londra. Organizzazioni tra cui il Board of Deputies of British Jews, frattanto, fanno parte di un’iniziativa per ringraziare il governo britannico per aver riconosciuto “il desiderio del popolo ebraico di ristabilire il proprio focolare nazionale nella terra di Israele”.
Comunque, la dichiarazione Balfour è onestamente qualcosa su cui Israele ed i suoi sostenitori dovrebbero attrarre l’attenzione? Continuerei a dir di no.

Quale autodeterminazione?
In primo luogo, la dichiarazione è un elemento che ci fa ricordare come il movmento sionista sia stato capace di portare aventi il suo scopo di fondare uno “stato ebraico” in Palestina solamente col supporto di un potere coloniale. Sebbene le tensioni tra le autorità del Mandato Britannico ed il movimento sionista aumentarono, il progetto sionista fu attuabile in prima istanza solamente grazie al consenso, al sostegno ed alla protezione dell’Impero Britannico.
Oggi, lo stato di Israele può continuare nella sua sistematica violazione del diritto internazionale, incluse cinque passate decadi di occupazione militare, grazie al supporto, nuovamente, di potenti alleati occidentali – in particolare, naturalmente, gli USA.
Lo “scudo” diplomatico, economico e militare di Israele rimane vitale per la possibilità del governo israeliano di persistere nella sua sistematica negazione dei diritti dei Palestinesi.
La dichiarazione Balfour è anche un promemoria di come, contrariamente all’insistenza israeliana di oggi, il sionismo equipari all’ “autodeterminazione degli ebrei” la creazione di uno “stato ebraico” in Palestina, in diretta contraddizione con i principi dell’autodeterminazione dei Palestinesi.
Al momento della lettera di Balfour, gli ebrei costituivano approssimativamente solo il 10 per cento della popolazione Palestinese (all’epoca del primo congresso sionista del 1897 la cifra era del 4 per cento). Anche nel 1947, gli Arabo-Palestinesi erano la grande maggioranza – i due terzi della popolazione.
Si noti che nel 1919, due anni dopo la dichiarazione Balfour, l’organizzazione sionista a Londra metteva in guardia che il problema con la democrazia era che “troppo facilmente significa dominio della maggioranza senza riguardo per le diversità dei differenti stadi di civilizzazione, né per le differenze di qualità”.
Quindi, “se la cruda concezione aritmetica della democrazia dovesse essere applicata ora o in un altro momento futuro iniziale alle condizioni della Palestina, la maggioranza che dominerebbe sarebbe la maggioranza Araba, e l’impresa di fondare e sviluppare una grande Palestina ebraica sarebbe infinitamente più difficile”.
Come ha dichiarato lo storico israeliano Tom Segev a titolo di commento: “La questione alla base della pretesa sionista mai è stata articolata così chiaramente: il sogno sionista andava contro i principi della democrazia”.

Amici sgradevoli
Infine, la dichiarazione Balfour è un promemoria di come il movimento sionista e lo stato di Israele abbiano dovuto sempre contare su amici piuttosto sgradevoli.
Balfour, come ha scritto lo storico Jason Tomes, era un ammiratore della famosa antisemita seconda moglie di Richard Wagner, Cosima Wagner, e raccontava anche il primo presidente di Israele, Chaim Weizmann, come “egli condivise molte delle sue idee antisemite”.
In un’altra occasione, racconta Tomes: “[Balfour] si lamentò di un pomposo ricevimento della famiglia Sassoon, dove ‘gli ebrei erano attualmente la maggioranza’ – ‘ho iniziato a comprendere il punto di vista di quelli che si oppongono all’immigrazione straniera!’ “. Affascinante!!
Anche (o forse prevedibilmente) il cosiddetto “filosemitismo” di Balfour era sospetto; la classe sociale degli ebrei conteneva, egli disse, “più della quota proporzionata della provvista di uomini distinti nella scienza, nella medicina, nella filosofia, letteratura, arte, politica e legge. (Della finanza e degli affari non ho bisogno di dir nulla)”.
Di certo, l’unico membro ebreo del gabinetto britannico a quell’epoca, Edwin Samuel Montagu, si oppose con passione alla dichiarazione Balfour ed espose le sue ragioni in un memorandum per i suoi colleghi. Sarebbe ironicamente istruttivo se l’unico collega ebreo di Balfour nel gabinetto di governo fosse opportunamente spazzato via od obliterato dalle celebrazioni del centenario.
In modo simile oggi, Israele ricorre al sostegno dei fautori della destra cristiana, specialmente negli USA, inclusi coloro i quali credono che gli ebrei devono essere convertiti per essere salvati. Israele è anche sempre più grata al ruolo dei conservatori islamofobi e per il contributo delle estreme destre, sia in Nord America che in Europa, i quali imbiancano la loro passata intolleranza con il sostegno ad Israele.
Così mentre è improbabile che il governo britannico presenti delle scuse per la dichiarazione Balfour, anche la sua celebrazione fornisce una buona opportunità per affrontare alcune sgradevoli verità, difficili da accettare.

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(*) Ben White è l’autore di Israeli Apartheid: A Beginner’s Guide and Palestinians in Israel: Segregation, Discrimination and Democracy. Scrive per il Middle East Monitor, e i suoi articoli sono stati pubblicati da Al Jazeera, al-Araby, Huffington Post, The Electronic Intifada, The Guardian’s Comment is free, ed altri.

La fonte originale di questo articolo è il Middle East Eye
Copyright © Ben White, Middle East Eye, 2016

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