Il Clima e la via dei soldi

F. William Engdahl

25/9/2019 Global Research, Globalresearch.ca

New Eastern Outlook

Clima. Ora cosa dovremmo pensare? Le mega-multinazionali e i megamiliardari dietro la globalizzazione dell’economia mondiale negli ultimi decenni, la cui ricerca del valore azionario e della riduzione dei costi ha arrecato così tanti danni al nostro ambiente sia nel mondo industriale che nelle economie sottosviluppate dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, sono i principali sostenitori della movimento di decarbonizzazione dalla Svezia alla Germania agli Stati Uniti e oltre. È un attacco di coscienza, o potrebbe essere un’agenda più nascosta per la finanziarizzazione dell’aria che respiriamo e oltre?

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Qualunque cosa si possa credere circa i pericoli della CO2 e circa i rischi di riscaldamento globale che sta creando una catastrofe globale con un aumento della temperatura media da 1,5 a 2 gradi Celsius nei prossimi 12 anni, vale comunque la pena di verificare chi sta promuovendo l’attuale ondata di propaganda e attivismo climatico. La finanza cosiddetta “green”.

La finanza “green”

Diversi anni fa, quando Al Gore e altri hanno deciso di utilizzare una giovane studentessa svedese come bambina-immagine testimonial di un’azione di urgenza a favore del clima, o in Usa, per l’appello di Alexandria Ocasio Cortez volto ad una completa riorganizzazione dell’economia intorno a un New Deal verde, i giganti della finanza hanno iniziato a concepire schemi per guidare centinaia di miliardi di fondi futuri verso investimenti in aziende climate-fiendly prive di valore.

Nel 2013, dopo anni di attenta preparazione, una società immobiliare svedese, Vasakronan, ha emesso la prima società “Green Bond.” Ne seguirono altri, tra cui Apple, SNCF e la principale banca francese Credit Agricole. Nel novembre 2013 la Tesla Energy di Elon Musk ha emesso il primo titolo solare garantito da attività. Oggi, secondo una cosa chiamata Climate Bonds Initiative, più di 500 miliardi di dollari di tali Green Bonds sono in circolazione. I creatori dell’idea del green bond dichiarano che il loro obiettivo è quello di raccogliere una importante quota azionaria del valore di 45 miliardi di dollari nelle imprese globali che hanno preso l’impegno nominale di investire in progetti “clima friendly”.

“Bonnie Prince Charles”, Carlo d’Inghilterra, futuro monarca britannico, insieme alla Banca d’Inghilterra e alla City di Londra, hanno promosso strumenti finanziari green, guidati dai Green Bonds, per riorientare i piani pensionistici e i fondi comuni verso progetti verdi. Un attore chiave nel collegamento delle istituzioni finanziarie mondiali con l’agenda verde è Bank of England con in testa Mark Carney. Nel dicembre 2015, la Banca per i Regolamenti Internazionali’ Financial Stability Board (FSB), presieduta poi da Carney, ha creato la Task Force sulla Informativa Finanziaria sul Clima (TCFD), per consigliare “investitori, prestatori e assicurazioni sui rischi connessi al clima.” Si è trattato certamente di un obiettivo bizzarro per i banchieri centrali del mondo.

Nel 2016 la TCFD insieme alla City of London Corporation e al governo del Regno Unito ha avviato la Green Finance Initiative, con l’obiettivo di incanalare migliaia di miliardi di dollari verso investimenti ecologici. I banchieri centrali dell’FSB hanno nominato 31 persone per formare la TCFD. Presieduto dal miliardario Michael Bloomberg del ramo finanziario, include persone chiave provenienti da JP MorganChase; da BlackRock-uno dei più grandi gestori patrimoniali del mondo con quasi 7000 miliardi di dollari; da Barclays Bank; HSBC, dalla banca di Londra-Hong Kong che è stata multata più volte per riciclaggio di droga e altri fondi neri; da Swiss Re, la seconda società di riassicurazione al mondo; dalla banca cinese ICBC; da Tata Steel, ENI oil, Dow Chemical, dal gigante delle miniere BHP Billington e da David Blood della Al Gore Generation Investment LLC. In effetti sembra che le volpi stiano scrivendo le regole per la nuova Green Hen House.

La Bank of England di Carney è stata anche un attrice chiave negli sforzi per fare della City di Londra il centro finanziario della Green Finance globale. Il Cancelliere uscente dello Scacchiere del Regno Unito, Philip Hammond, nel luglio 2019, ha pubblicato un Libro bianco, “Green Finance Strategy: Transforming Finance for a Greener Future. Il documento afferma, “Una delle iniziative più influenti che emergono è il Financial Stability Board’s private sector Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD), sostenuta da Mark Carney e presieduta da Michael Bloomberg. Questo è stato approvato da istituzioni che rappresentano 118 mila miliardi di dollari di impresa a livello globale.” Sembra che qui ci sia un piano. Il piano è la finanziarizzazione di tutta l’economia mondiale utilizzando il timore della fine del mondo in uno scenario globale, raggiungere obiettivi arbitrari, come ad esempio il “netto-zero in emissioni di gas serra.”

Gli attori chiave di Goldman Sachs

L’onnipresente banca di Wall Street, Goldman Sachs, che ha fornito tra gli altri il presidente uscente della BCE Mario Draghi e la banca d’Inghilterra con a capo Carney, ha appena comunicato il primo indice globale di top-ranking degli stock ambientali, fatto insieme con Londra e basato sul CDP, ex Carbon Disclosure Project. Il CDP, in particolare, è finanziato da investitori quali HSBC, JPMorgan Chase, Bank of America, Merrill Lynch, Goldman Sachs, American International Group e State Street Corp.

Il nuovo indice, denominato CDP Environment EW e CDP Eurozone EW, mira ad attirare fondi di investimento, sistemi pensionistici statali come il CalPERS (California Public Employees’ Retirement System) e CalSTRS (California State Teachers’ Retirement System) con un pacchetto di oltre 600 miliardi di dollari in attività, al fine di investire nei loro obiettivi accuratamente scelti. Le aziende più quotate nell’indice includono Alphabet che possiede Google, Microsoft, ING Group, Diageo, Philips, Danone e, convenientemente, Goldman Sachs.

Partecipazioni in Greta, Alexandria Ocasio Cortez e Co.

A questo punto gli eventi assumono una piega cinica, in quanto ci troviamo di fronte ad attivisti climatici molto popolari e fortemente promossi come Greta Thunberg in Svezia o Alexandria Ocasio-Cortez la 29enne del Green New Deal. Per quanto sinceri possano essere questi attivisti, c’è una macchina finanziaria ben oliata dietro la loro promozione, a fini di guadagno.

Greta Thunberg fa parte di una rete ben collegata legata all’organizzazione di Al Gore, che viene cinicamente e professionalmente commercializzata e utilizzata da agenzie come l’ONU, la Commissione europea e dagli interessi finanziari alla base dell’attuale agenda sul clima. In qualità di ricercatrice canadese e attivista per il clima, Cory Morningstar, documenta, in una eccellente serie di articoli od interventi sui social network, che la posta in gioco è una rete ben consolidata legata agli investitori americani nel clima e ai benestanti speculatori del clima, tra cui Al Gore, presidente del Generation Investment Group.

Il partner di Gore, l’ex funzionario di Goldman Sachs, David Blood, è un membro della FDC creata dalla BIS. Greta Thunberg insieme al suo amico diciassettenne americano, Jamie Margolin, erano entrambi elencati come “consulenti speciali per i giovani e fiduciari” della svedese We Don’t Have Time NGO, fondata dal suo CEO Ingmar Rentzhog. Rentzhog è un membro tra i leader dell’organizzazione per la Realtà climatica di Al Gore e fa parte della Task Force per la Politica Europea sul Clima. È stato addestrato nel marzo 2017 da Al Gore a Denver, e di nuovo nel giugno 2018, a Berlino. Il Progetto Realtà Climatica di Al Gore è un partner di “Non Abbiamo Tempo”.

La Deputata al Congresso degli USA Alexandria Ocasio-Cortez (AOC), la quale ha fatto un enorme botto nei suoi primi giorni nel Congresso degli Stati Uniti per aver presentato un “Green New Deal” al fine di riorganizzare completamente l’economia degli Stati Uniti ad un costo di circa 100 trilioni di dollari, altrettanto non è priva di una guida competente. AOC ha ammesso apertamente di essersi candidata al Congresso su richiesta di un gruppo chiamato Justice Democrats. Ha detto a un intervistatore, “Non sarei in corsa se non fosse per il sostegno della Justice Democrats e della Brand New Congress. Umm, infatti sono state queste organizzazioni, è stato JD ed è stato anche Brand New Congress, che mi hanno chiesto entrambe di candidarmi. Sono quelli che mi hanno chiamato un anno e mezzo fa…” Ora, nella sua attività di deputata, i consiglieri di AOC includono il co-fondatore, di Justice Democrats, Zack Exley. Exley è stato un Open Society Fellow e ha ottenuto fondi tra gli altri dalle Fondazioni della Open Society e dalla Fondazione Ford per creare un predecessore dei Justice Democrats e per reclutare candidati selezionabili per l’ufficio.

La vera agenda è economica

Questi sono i vincoli che legano i più grandi gruppi finanziari del mondo, le banche centrali e le multinazionali globali alla spinta mediatica attuale per una strategia climatica radicale e per abbandonare l’economia dei combustibili fossili a favore di una vaga, inspiegabile, economia verde. A quanto pare, la preoccupazione di rendere il nostro pianeta un ambiente pulito e sano per vivere è minore. Piuttosto è un’agenda, intimamente legata all’agenda delle Nazioni Unite 2030 per l’economia sostenibile, e pertanto alla raccolta letteralmente di miliardi di dollari di nuova ricchezza per le banche globali e per i giganti finanziari che costituiscono i veri e reali poteri.

Nel febbraio 2019, a seguito di un discorso pronunciato alla Commissione europea a Bruxelles da Greta Thunberg, l’allora presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, dopo aver baciato la mano di Greta, è apparso compiere un vero e proprio passo avanti. Ha quindi affermato che l’UE dovrebbe spendere centinaia di miliardi di euro per combattere il cambiamento climatico nei prossimi dieci anni. Juncker ha proposto che tra il 2021 e il 2027, “ogni quarto di euro spesi al l’interno del bilancio del l’UE siano destinati ad azioni volte a mitigare i cambiamenti climatici.” Quello che il furbo Juncker non ha detto è che la decisione non ha nulla a che vedere con l’appello della giovane attivista svedese. Era stato fatto in collaborazione con la Banca Mondiale un anno prima il 26 settembre 2018 al One Planet Summit, insieme con Banca Mondiale, Fondazione Bloomberg, Forum Economico Mondiale ed altri. Juncker aveva usato abilmente l’attenzione dei media data alla giovane svedese per promuovere la sua di agenda climatica.

Il 17 ottobre 2018, giorni dopo l’accordo UE al vertice One Planet, l’UE di Juncker ha firmato un memorandum d’intesa con Breakthrough Energy-Europe in cui le società membri di Breakthrough Energy-Europa avranno un accesso preferenziale a qualsiasi finanziamento. Tra i membri di Breakthrough Energy figurano Richard Branson della Virgin Air, Bill Gates, Jack Ma di Alibaba, Mark Zuckerberg di Facebook, HRH Prince Al-Waleed bin Talal, Bridgewater Associates’ Ray Dalio; il gigante degli Hedge Funds Julian Robertson, Tiger Management; David Rubenstein, fondatore del Carlyle Group; George Soros, Presidente del Soros Fund Management LLC; Masayoshi Son, fondatore della Softbank, Giappone.

Non siamo fessi. Quando le multinazionali più influenti, i più grandi investitori istituzionali del mondo, tra cui BlackRock e Goldman Sachs, le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, la Banca d’Inghilterra e altre banche centrali della BRI si allineano dietro il finanziamento di una cosiddetta agenda verde, la chiamino Green New Deal o cosa, è il momento di guardare dietro la superficie delle campagne degli attivisti per il clima per vedere l’agenda reale. Il quadro che emerge è il tentativo di riorganizzazione finanziaria dell’economia mondiale utilizzando il clima, qualcosa che, come il sole e la relativa energia, ha un ordine di grandezza e importanza pari alll’umanità intera. Cosa può esserci di meglio per provare a convincere noi, gente ordinaria, a fare sacrifici per “salvare il nostro pianeta.”

Nel 2010, il capo del gruppo di lavoro 3 del gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il dottor Otmar Edenhofer, ha dichiarato ad un intervistatore, che si deve dire chiaramente che noi ridistribuiamo de facto la ricchezza del mondo, attraverso la politica climatica. Bisogna liberarsi dall’illusione che la politica internazionale sul clima sia politica ambientale. Ciò non ha quasi più nulla a che vedere con la politica ambientale, con problemi quali la deforestazione o il buco nell’ozono. Da allora la strategia di politica economica è diventata molto più sviluppata.

F. William Engdahl è consulente e docente di rischio strategico, ha una laurea in Scienze Politiche presso l’Università di Princeton ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, esclusivamente per la rivista online “New Eastern Outlook.” È un collaboratore frequente di Global Research.

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