L’ultima del PD: le mani in tasca alle vedove

Enzo Pellegrin

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Mentre in Grecia il governo reazionario di Syriza-Anel deve fronteggiare una potente e coraggiosa resistenza popolare alle leggi ghigliottina che affamano il popolo greco, l’altro reazionario esecutivo italiano ha messo in cantiere un’altra odiosa misura antipopolare per fare cassa con il sangue della classe lavoratrice.
Nel solito silenzio cospirativo, è giunto ieri alla Camera in Commissione Lavoro un perfido disegno di legge sulle pensioni di reversibilità. Queste ultime sono indubbiamente frutto di un diritto soggettivo che dipende dalle contribuzioni versate per una vita di lavoro dal coniuge. Alla morte di uno dei due, è previsto che i contributi versati e non goduti vadano a comporre una pensione di reversibilità a favore del coniuge superstite. Si tratta di un diritto sacrosanto, per la maggiorparte goduto dalle donne, assolutamente necessario, poi, quando la morte di uno dei coniugi avviene prematuramente, magari appena maturati i diritti per ottenere la pensione.
Il disegno di legge prevede invece che dette pensioni, da prestazioni retributive legate alla quantità di contributi versati, divengano prestazioni assistenziali: in tal modo potranno essere fruite solamente da chi percepisce un reddito basso, parametrato secondo l’altrettanto perfido sistema ISEE.
Con tale metodo, potrà dunque darsi il caso che una vedova senza lavoro – ma con un figlio in famiglia a reddito da fame ed insufficiente a mantenere entrambi – sia esclusa dalla prestazione pensionistica. Il caso diventa odioso laddove il coniuge lavoratore avesse versato salati contributi per una vita, non riuscendo neppure ad usufruirne degnamente per una prematura morte.
Peggio andrà per la “sfortunata” vedova che si troverà la casa coniugale di proprietà. La prima casa, magari con il mutuo ancora da rimborsare ai pressatori bancari, per il diabolico meccanismo ISEE fa reddito anche se viene personalmente abitata e – come dice l’evidenza – non si mangia. Il reddito virtuale della casa familiare potrà allora far lievitare il reddito ISEE ed escludere o ridurre (come purtroppo già ingiustamente avviene) la pensione di reversibilità.
I contributi versati dal coniuge spirato vengono così “scippati” in barba ad ogni diritto costituzionale della famiglia cui si discute tanto sui media di regime.
Il copione sembra seguire quello girato in Grecia: da un lato si conferiscono “diritti civili” a costo zero, dall’altro si smantella i diritti sociali per le classi lavoratrici e più deboli. Con una tale ghigliottina legale sul diritto alla reversibilità della pensione, l’art. 31 della Costituzione (La Repubblica agevola con misure economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose).
Il tutto viene architettato clandestinamente nelle stanze del potere mentre la faccia tosta dei ministri di regime sbandiera di voler fare “la lotta alla povertà”.
D’altronde, il Governo sta lavorando anche per impedire che la Costituzione possa in futuro smentire e legittimare le misure da aguzzini che di volta in volta scaglierà sui cittadini.
Da un lato ha approvato una legge di revisione costituzionale che abolisce la possibilità per i cittadini di eleggere il Senato. Si badi bene: non abolisce il Senato, come nelle bugie del governo, mantiene il Senato coi suoi poteri ma abolisce la possibilità di eleggerlo, lasciando la nomina dei senatori alla casta dei politici.
Dall’altro approva una legge elettorale truffa: l’italicum, che regala al partito di maggioranza relativa uno spropositato numero di seggi con relativo potere dittatoriale.
Avverrà quindi che una minoranza di voti (tenuto conto delle ormai alte percentuali di astensione), magari raccolti con pratiche illegali e clientelari, potrà avere mano libera sul Paese e sulla nomina della camera senatoriale.
La tempesta sarà perfetta: oligarchie con ridicola rappresentatività avranno i poteri per mettere anche direttamente mano alla revisione costituzionale, così smantellando diritti con maggioranze tali da evitare il referendum costituzionale di conferma.
Per fortuna, ancora oggi è possibile bloccare questa riforma indegna antipopolare ed antidemocratica, gettando in faccia al governo antipopolare non eletto il grosso NO dei cittadini alla riforma del Senato nel referendum sulla revisione costituzionale.

Riprendendo una felice riflessione di Prabhat Patnaik, “Che abbia o meno successo, la resistenza del popolo agisce come un contrappeso contro questa tendenza “spontanea” del capitale ad attenuare la democrazia e in certe specifiche congiunture può risultare discretamente potente. Il periodo post-bellico in Europa, quando la resistenza della classe operaia nazionale (Winston Churchill, lo ricordiamo, perse le elezioni in Gran Bretagna subito dopo la guerra a causa dell’avversione della classe operaia verso le sue politiche socio-economiche) e la paura del comunismo costrinsero il capitale a fare delle concessioni, è un esempio evidente di tale congiuntura. La “gestione della domanda” e lo “stato sociale” delle politiche keynesiane ne sono stati i risultati.

In quel periodo, in altre parole, lo stato borghese, pur senza cessare di esserlo, è stato spinto in una direzione assistenzialista sotto la pressione popolare e contro la volontà della borghesia stessa. In un secondo momento, allorché il capitale si è globalizzato in conseguenza delle proprie tendenze immanenti, né lo stato-nazione, né il movimento della classe operaia (che continua ad essere organizzata su base nazionale) sono stati abbastanza potenti per scoraggiare l’imposizione dell’agenda borghese. La “spontaneità” del sistema si è riaffermata tramite l’esclusione l’ingerenza dello stato contro la sua logica interna, la quale opera per l’indebolimento della resistenza e dei diritti dei lavoratori, per la creazione di un esercito industriale di riserva, per ricacciare indietro le garanzie del welfare statale e per l’attenuazione della democrazia.

Dal momento che le tendenze spontanee del capitale spingono sempre lo stato borghese nella direzione dell’autoritarismo, la difesa e la promozione del suo contenuto democratico esistente, attraverso la mobilitazione della resistenza popolare, diventa un obiettivo della sinistra. La sinistra, ne consegue, non si occupa solo di raccogliere tranquillamente le sue forze all’interno di una qualche entità fissa chiamata stato borghese, fino a quando queste forze siano abbastanza forti per rovesciare questo stato. Essa si occupa di difendere in ogni momento il contenuto democratico dello stato borghese, contro il tentativo della borghesia stessa di erodere quel contenuto.” (http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtfl07-016914.htm).

In questo senso anche il NO al referendum costituzionale è doveroso esercizio di resistenza popolare.
Quest’ultima angheria governativa conferma sempre più il giudizio per cui il governo Renzi è la peggior cosa capitata al nostro Paese con il fascismo e la guerra.
Sparlando di libertà e diritti civili, il regime incostituzionale al potere in Italia smantella ogni diritto sociale tramutando lo stato in una prigione e la vita in un ergastolo. La resistenza popolare deve dunque organizzarsi ed abbatterne i muri, in ogni fabbrica ed in ogni città, sull’esempio della coraggiosa lotta del popolo greco, riunito nel sindacato di classe del Pame e nelle forze popolari alla guida degli scioperi. L’alternativa della schiavitù è ancor peggio della barbarie.

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