ORDALIA, VALE A DIRE IL GIUDIZIO DELLA DIVINITÀ DI FATTO.

Redazione Boraest.

10 dicembre 2015.
Evidentemente la regola dell’in dubio pro reo non è retaggio culturale di molta della magistratura italiana. E’ un mistero come due pronunce di assoluzioni più la richiesta di assoluzione dei. Procuratori generali non possano essere riconosciute come fragranza di ragionevole dubbio. Ad essa spesso si preferisce “in fide procura” o, come in questo caso, “in fide mea ultima ratio” . E ripensando a come Report ha mostrato i meccanismi di avanzamento carriere delle correnti del CSM, mi chiedo quanti ex PM popolino le sezioni della cassazione in questo momento storico. Sarebbe ora di restituire al popolo l’amministrazione della giustizia nel fatto. molto meglio un verdetto giuridicamente guidato da tecnici con carica a termine che una burocrazia nominata a vita, irresponsabile verso chiunque e divorata da autoreferenzialità e pratiche correntizie. La maggioranza pur illuminata non colmerà mai questi difetti strutturali della giustizia, parto di un’idea Costituzionale immatura che deve essere abbandonata per riprendere la strada delle giurie e dei prudentes che le guidano. Altrimenti certe dinamiche processuali sembrano veramente simili all’ordalia.

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