La via della guerra pericolo enorme: il caso Milosevic e la sua attualità

Jorge Cadima

odiario.info, 8.9.2016
Traduzione di Enzo Pellegrin a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare per resistenze.org

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Secondo l’usuale copione, il presidente (rieletto più volte) Milosevic è stato personalmente demonizzato e calunniato come prodromo alla distruzione del suo Paese. Morto Milosevic, il Tribunale Internazionale per i crimini nell’ex Jugoslavia (ICTY) ha riconosciuto la falsità di quelle calunnie (assolvendo i morti per condannare quelli ancora vivi).
E’ importante rompere le barriere del vergognoso silenzio complice dei media di regime su questo riconoscimento di innocenza – che contrasta palesemente con l’urlato unanimismo con cui vennero sostenute le accuse due decadi fa. Ed è importante trarne lezioni su come tutto questo è finito. Lezioni che sono di tremenda attualità. Nuove campagne guerrafondaie dalle conseguenze potenzialmente molto più drammatiche sono oggi in corso.
L’asserito “genocidio” e la “pulizia etnica” di cui la Jugoslavia e Milosevic sono stati accusati sono come le “armi di distruzione di massa di Saddam Hussein”: una finzione mostruosa. Un falso impianto accusatorio preparato per sferrare poi l’offensiva militare propriamente detta. Nel suo libro “La crociata dei ciechi” (Caminho, 2002) la giornalista nordamericana Diana Johnstone ha fornito i numerosi dettagli di questa truffa colossale.
La “necessità” per i guerrafondai di una “pulizia etnica” era stata “confessata” un anno prima dell’inizio del conflitto dalla rivista Time (23.3.1998). Parlando dei conflitti a bassa intensità allora già in corso nel Kosovo, e della resistenza contro le operazioni militari condotte dalla NATO contro la Jugoslavia, Time aveva modo di affermare: “Gli USA e la Gran Bretagna avrebbero dovrebbero agire unilateralmente o convincere altri ad unirsi a loro. Nessuno di questi scenari è probabile a meno che Milosevic non lanci una campagna di genocidio o di pulizia etnica”. E dopo aver riconosciuto che non vi era nulla che andasse in questa direzione e che “appena dieci rifugiati avevano riparato in Albania” proseguiva la rivista americana: “Questa può sembrare una buona notizia […], ma c’è un problema. Se non c’è una vera e propria pulizia etnica od una vera ondata di profughi che attraversino i confini internazionali con Albania o Macedonia ci sono poche possibilità per un intervento internazionale”.
Un anno dopo, le potenze imperialiste invertirono la questione: sono stati i bombardamenti NATO iniziati il 24 marzo 1999 che hanno provocato l’esodo di massa degli abitanti di origine albanese dal Kosovo, come confesserà in un secondo momento l’ex segretario generale della Nato Lord Carrington (Diario de Noticias, 27.8.1999). La propaganda guerrafondaia dei media occidentali e dei grandi capitali si incaricò del resto.
Per oltre un decennio si è riconosciuto che non vi era nessuna base plausibile per condannare Milosevic. Fox News titolava il 28.2.2004: “Milosevic sarà probabilmente assolto dalle accuse di genocidio” e scriveva che dopo due anni di processo alla Corte Internazionale per i Crimini nell’ex Jugoslavia era “convinzione comune” che i pubblici ministeri “non erano riusciti” a sostenere le accuse.
La coraggiosa difesa di Milosevic davanti alla Corte Internazionale è stata un ostacolo tremendo per i piani della NATO. L’avvocato canadese di diritto penale internazionale capo della Commissione Giuridica del Comitato Internazionale per la difesa di Milosevic, Christopher Black, ha sintetizzato la situazione: “il processo [a Milosevic] era necessario alla NATO per giustificare l’aggressione contro la Jugoslavia ed il golpe supportato dalla NATO [che destituì Milosevic nell’Ottobre del 2000] […] e non poteva che finire in uno dei due modi: o con la condanna o con la morte del Presidente Milosevic […] Ma una condanna del Presidente Milosevic era diventata chiaramente impossibile dopo la presentazione degli elementi di prova […] la sua morte è diventata l’unica via di uscita possibile per le potenze della NATO”
L’8 marzo 2006 Milosevic scriveva una lettera ufficiale al Ministero degli Esteri della Russia, dichiarando il sospetto che, invece di esser curato per i suoi problemi cardiaci, fosse stato avvelenato. Tre giorni dopo Milosevic moriva nella sua cella dentro le prigioni della NATO e della Corte Internazionale. I legittimi sospetti di omicidio si rafforzano se pensiamo al destino che hanno subito altri obiettivi delle potenze imperialiste come Saddam Hussein e Muhammar Gheddafi.

La legge del più forte
La propaganda di guerra doveva essere terroristica ed implacabile perché la dimensione del crimine che si stava perpetrando era enorme. La guerra di aggressione contro la Jugoslavia è stata la prima guerra in Europa dal 1945. E’ stata la prima guerra scatenata dalla NATO in violazione aperta del Diritto Internazionale. Ma fu soprattutto l’affermazione da parte delle potenze imperialiste in un nuovo legame tra le forze risultanti dalla disintegrazione dell’URSS e le vittorie controrivoluzionarie nell’Est Europa che ha permesso loro di liberarsi dalle catene che la sconfitta del nazifascismo aveva loro imposto nel 1945.
La Carta dell’ONU era cosa del passato. A partire da oggi era in vigore la legge del più forte. Ed il più forte era l’imperialismo nordamericano. Questa era l’essenza della nuova concezione strategica della NATO, approvata nel pieno corso dell’aggressione alla Jugoslavia (vertice di Washington del 23-24 aprile 1999) nel quale si gettò via la maschera di organizzazione di sola difesa proclamando il “diritto” di intervenire in qualunque parte del globo. Questo era il significato della distruzione con bombardamento dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Belgrado, asseritamente avvenuta “per sbaglio”, ma che fu “l’unico obiettivo prescelto dalla CIA nelle 11 settimane di bombardamento sulla Jugoslavia” (Reuters, 23.7.1999).
Ebbri delle vittorie dell’imperialismo nell’inizio del decennio, i cronisti di regime confessavano che “durante la Guerra Fredda sarebbe bastato un unico avviso del Cremlino per tenere le mani della NATO fuori dai Balcani” (Financial Times, 26.3.1999). Un altro commentatore affermava che “nei giorni in cui l’URSS era nel pieno del suo potere, essa avrebbe impedito agli USA di interferire, oggi siamo lì perché siamo liberi con i nostri missili Cruise di sostenere i nostri ideali e le nostre simpatie” E’ questo quello che si intendono quando parlano di “libertà”.
Sarebbe stato difficile per la NATO sdoganare i bombardamenti su Belgrado senza la scandalosa legittimazione degli stessi da parte delle forze politiche che si autoproclamavano “di sinistra” o “progressiste”. Nel marzo del 1998 il presidente USA era Clinton. In Germania c’era un governo di coalizione tra socialdemocratici e verdi. In Inghilterra, i laburisti – con Tony Blair – erano al potere. In Francia era Presidente il socialista Jospin, a capo di un governo di “sinistra pluralista”.
L’Italia aveva avuto per la prima volta un capo di governo proveniente dall’ex Partito Comunista Italiano (1). In Portogallo Antonio Guterres era a capo di un governo retto dal Partito Socialista. Era allora segretario generale della NATO il socialista spagnolo Javier Solana, che all’inizio della sua carriera politica si opponeva all’adesione della Spagna alla NATO. La promozione delle fandonie sulle “guerre umanitarie” da parte di questi “progressisti” è stata criminale – anche perché ha generato alcune lucrose carriere politico-affaristiche – ed ha contribuito a confondere ed indebolire il movimento contro la guerra. Questa patente di legittimazione “progressista” delle guerre dell’imperialismo ha avuto un seguito in Libia, Siria, Ucraina e nelle operazioni in corso contro la Russia, la Cina, la Repubblica Popolare Democratica di Corea, l’Iraq, l’Angola ed altri paesi.

Parliamo del presente
Come è avvenuto altrove, l’aggressione imperialista ha distrutto la Jugoslavia. I bombardamenti della NATO cessarono dopo 78 giorni, con un accordo di cessate il fuoco che riconosceva la sovranità della Jugoslavia sul Kosovo e prevedeva la smilitarizzazione dei terroristi dell’UCK.
Ma i patti firmati dall’imperialismo nordamericano non valgono nemmeno il prezzo della risma di carta su cui sono stampati. L’anno successivo all’accordo, la CIA organizzava a Belgrado la prima delle sue “rivoluzioni arancioni” che destituiva il Presidente eletto Milosevic che veniva consegnato nel 2001 alla Corte Internazionale per i crimini in Jugoslavia. Nel 2008 il Kosovo dichiarava la sua indipendenza, immediatamente riconosciuta dalle maggiori potenze della NATO.
Gli uomini dell’UCK, lungi dal disarmarsi, si trasformarono nelle forze di “sicurezza” del territorio ed occuparono le posizioni ai vertici del potere del neonato paese. Il giornale inglese Guardian descriveva la situazione in Kosovo a meno di un anno dopo l’occupazione da parte della NATO (13.3.2000): “Le agenzie internazionali che combattono il traffico di stupefacenti avvertono che il Kosovo si è trasformato in un “paradiso di trafficanti”, in grado di fornire fino al 40% dell’eroina venduta in Europa e Nord America. Dal momento che le forze della NATO […] non hanno mandato per combattere i trafficanti di droga né per avversare l’espulsione della polizia serba dal Kosovo, ciò consente ai trafficanti di gestire la “rotta balcanica” in assoluta libertà”.
La “libertà” della NATO si estende ad altre sordide attività. Nel 2011 il Consiglio d’Europa approva la relazione del senatore svizzero Marty che accusa “esponenti di spicco dell’UCK di assassinare prigionieri serbi ed albanesi-kossovari nonché di traffico con i loro organi. Il primo ministro del Kosovo Hashim Thaci figura tra gli accusati”
(swissinfo.ch, 25.1.11).
E’ importante ricordare questi fatti. Non stiamo parlando del passato. Stiamo parlando del presente. Stiamo parlando delle campagne di demonizzazione di Assad, Putin o Kim Jong Un. La crisi del sistema capitalista si presta a conoscere una nuova esplosione. Non ci sono palliativi che possano nascondere il completo crollo del sistema finanziario. La tentazione del sistema di rispondere con la guerra è un enorme pericolo. E’ questa la natura dell’imperialismo. Scambiare in modo opportunista la vera essenza dell’imperialismo con semplici menzogne od illusioni mediatiche significa disarmare i popoli e fare il gioco dei veri signori della guerra e del genocidio.

__________________
Note
(1) n.d.t. Massimo D’Alema, a capo di un governo di centrosinistra che, contrariamente a quanto voluto dalla Costituzione, approvò la guerra di aggressione ad uno Stato indipendente Europeo senza portare la questione in Parlamento ed autorizzò l’uso dello spazio aereo. Dalle basi NATO localizzate in Italia, Aviano ed altre, partirono i massicci raid aerei di bombardamento.

Altre fonti:
Avante!, 18.8.16
Death of President Slobodan Milosevic in NATO prison remains a central question in International Justice, 14.3.13
Questo articolo è stato pubblicato dal giornale Avante! il 1 settembre 2016.

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