Una crisi peggiore dell’ISIS? Iniziano i Bail-in delle Banche. I vostri risparmi possono essere spazzati via in un grande crack dei derivati.

Ellen Brown (*)

Global Research, 29 dicembre 2015.
Traduzione per resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

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Mentre i media mainstream si focalizzano sugli estremisti dell’ISIS, una minaccia che è passata sotto silenzio è quella per cui i vostri risparmi possono essere spazzati via da un massiccio crack dei titoli derivati. Il salvataggio delle banche con garanzia pubblica interna (bail-in) sono già in corso in Europa, mentre una simile rimedio è in corso di adozione negli USA. Intanto la povertà uccide.

Alla fine di Novembre un pensionato italiano si è impiccato dopo che i suoi risparmi di una vita sono stati confiscati in una procedura di salvataggio bail-in della sua banca. Ha lasciato un biglietto in cui malediva la banca nella quale era stato cliente per 50 anni e nelle cui obbligazioni aveva investito. Ma avrebbe dovuto maledire molto di più l’Unione Europea ed il Bureau di Stabilità Finanziaria del G20 i quali hanno imposto una procedura ordinaria di risoluzione delle crisi bancarie che tiene a galla le banche insolventi mediante la confisca dei risparmi dei correntisti e degli investitori. Un qualcosa come 130.000 tra azionisti e titolari di obbligazioni subordinate hanno sofferto perdite in questa procedura di salvataggio.
La banca del pensionato era una delle quattro piccole banche regionali che era stata posta sotto amministrazione controllata negli ultimi due anni. Il piano da 3,6 miliardi di Euro varato dal Governo italiano dispone delle risorse del neonato Fondo Nazionale di Risoluzione delle crisi, alimentato dalle banche del paese in buona salute.
Il salvataggio è consistito in un “bail in” – il che significa che le perdite sono state sofferte dagli obbligazionisti – invece dei terribilmente impopolari bailout adottati durante la crisi finanziaria del 2008, costati decine di miliardi di Euro ai contribuenti dell’Unione Europea.
I corrispondenti hanno riferito che [il Presidente del Consglio Italiano] Renzi ha agito in via urgente perché in Gennaio l’Unione Europea avrebbe ulteriormente ristretto le regole sui salvataggi delle banche – distribuendo le perdite anche ai correntisti titolari di depositi superiori a 100.000 Euro così come agli azionisti ed agli obbligazionisti.
“… lasciare le quattro banche alla mercè di queste nuove regole europee avrebbe voluto significare il prossimo anno “sacrificare il denaro di almeno un milione di correntisti ed il lavoro di circa 6.000 persone”.
Questo è quello che è previsto per il 2016: il massiccio sacrificio dei risparmi e dei posti di lavoro per puntellare il sistema bancario globale “sistematicamente rischioso”

Il Bail-in sotto la vigenza del Dodd-Frank Act
Questo è quello che sta accadendo nell’UE. Può essere motivo di preoccupazione per gli Stati Uniti?
Secondo l’ex manager di un hedge fund Shah Gilani che oggi scrive per Monday Morning, sì. In un articolo del 30 novembre intitolato “Perchè chiudono i miei conti bancari se io sono ancora solvibile” egli scrive:

… è quasi del tutto plausibile che nella prossima crisi bancaria quei correntisti delle grandi banche “troppo grandi per fallire” possano avere i loro depositi confiscati e convertiti in azioni ordinarie…

Se la vostra banca “troppo grande per poter fallire” (too-big-to-fail, TBTF) sta facendo bancarotta perché non può pagare le scommesse operate sui titoli derivati e il governo rifiuta di risolvere la crisi con la moneta pubblica (bailout), in virtù di un’ordinanza chiamata “Conversione della capacità di perdite delle banche sistematicamente importanti a livello globale in risoluzione” approvata il 16 novembre 2014 dal Bureau di stabilità Finanziaria del G20, le autorità possono confiscare il vostro denaro depositato presso la banca e convertirlo in azioni ordinarie di capitale per cercare di salvare la vostra banca dal fallimento.
Una volta che il vostro denaro è depositato in banca, esso diviene legalmente proprietà della banca. Milani spiega:

Il vostro contante depositato è un debito obbligazionario non garantito della vostra banca. Vi devono solamente indietro quella moneta.

Se voi avete rapporti bancari con una di quelle grandi banche del Paese che complessivamente hanno migliaia di miliardi di dollari di derivati “fuori bilancio” (debiti che non sono registrati nei bilanci consolidati), questi ultime obbligazioni hanno un privilegio legale di soddisfazone maggiore dei vostri depositi e devono essere onorati prima che voi possiate avere indietro il vostro denaro.

… Le grandi banche hanno ottenuto l’inserzione di detta terminologia e regolamentazione nel Dodd-Frank Act del 2010 finalizzato a mettere sotto controllo il comportamento delle banche pericolose.

Le banche hanno inserito la terminologia e la regolamentazione ed il legislatore l’ha promulgata senza necessariamente comprenderla od anche solo leggerla. Formata da oltre 2300 pagine ed in continua crescita, la legge Dodd-Frank è attualmente la legge più lunga e complicata mai promulgata da una legislatura americana.

La garanzia degli strumenti finanziari derivati
Il Dodd Frank Act stabilisce nel suo preambolo che intende “proteggere il contribuente americano dai pesanti salvataggi con moneta pubblica (bailout), ma lo fa addossando nel suo Titolo II le perdite dovute alle compagnie finanziarie insolventi agli azionisti ordinari e privilegiati, agli obbligazionisti ed agli altri creditori non privilegiati. Quest’ultima categoria include i correntisti, la più vasta categoria di creditori non privilegiati di ogni banca.
Il Titolo II è finalizzato ad “assicurare che la soddisfazione dei creditori sia almeno uguale a quella che avrebbero ricevuto in una procedura fallimentare” Ma qua sta il busillis: nel Dodd Frank Act e nella Legge Fallimentare Americana del 2005 i creditori dei derivati hanno un privilegio maggiore su tutti gli altri creditori, garantiti o non garantiti, assicurati o non assicurati che siano.
Il mercato dei derivati cosiddetti over-the-counter (OTC n.d.t. mercato senza i requisiti riconosciuti ai mercati regolamentati in cui la negoziazione si svolge al di fuori dei circuiti borsistici ufficiali) – il più vasto mercato dei derivati – è costruito apposta per le banche e gli altri operatori finanziari sofisticati come gli hedge funds. I derivati OTC sono vere e proprie scommesse degli operatori finanziari gli uni contro gli altri. I crediti da derivati sono considerati assicurati perché le parti vi pongono delle garanzie.
Per qualche inesplicabile ragione, il denaro guadagnato col sudore della vostra fronte che avete depositato in banca non è considerato garantito od assicurato. E’ semplicemente un prestito che fate alla banca e dovrete rispettare la gerarchia di privilegi degli altri creditori nella speranza di ricevere indietro qualcosa. Persino lo Stato ed i governi locali devono rispettare tale gerarchia, sebbene i loro crediti e depositi siano considerati “assicurati”, poiché comunque vengono dopo i crediti dei derivati che possiedono un “super privilegio”.

La modifica delle regole classiche della bancarotta
Sotto la vigenza delle vecchie regole fallimentari, una banca insolvente veniva posta in liquidazione – i suoi portafogli ed il suo patrimonio venivano venduti all’asta per soddisfare i correntisti ed i creditori. All’interno della nuova procedura di risoluzione coatta, i crediti dei correntisti e degli altri creditori sono svuotati al fine di mantenere la banca in attività. Il fine della risoluzione coatta non è quello di mantenere integre le obbligazioni dei correntisti e dei creditori, ma quella di prevenire un’altra disordinata bancarotta di proporzioni sistemiche, del tipo di quella che ha seguito il crack di Lehman Brothers nel 2008. C’è la preoccupazione che spingere le pedine del domino di quel fragile edificio costituito dal sistema bancario globale indebitato con i derivati possa far collassare l’intero sistema. Le perdite dei correntisti e dei risparmiatori sono solo quei sacrifici che dovranno essere fatti per mantenere in piedi questo sistema che fornisce alti profitti.

Nel maggio 2013 un articolo sulla rivista Forbes dal titolo “Il salvataggio della Cyprus Bank è un’altra delle truffe dei banksters”, Nathan Lewis spiegava questo schema così:

A prima vista, il bail-in riunisce le normali procedure capitalistiche di ristrutturazione del passivo che devono essere messe in atto quando una banca diviene insolvente….
The difference with the “bail-in” is that the order of creditor seniority is changed. In the end, it amounts to the cronies (other banks and government) and non-cronies. The cronies get 100% or more; the non-cronies, including non-interest-bearing depositors who should be super-senior, get a kick in the guts instead. . . .
La differenza, nel bail-in, è che l’ordine di soddisfazione dei creditori è cambiato. Alla fine si divide in cumpari e non cumpari. I cumpari prendono il 100% o più, i non cumpari, compresi i correntisti che depositano il denaro senza neanche ricevere interessi – che dovrebbero essere super-privilegiati – prendono invece un calcio nel sedere…

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In principio, i correntisti erano i creditori maggiormente privilegiati di una banca. La situazione era comunque già cambiata nella Legge Fallimentare del 2005, che dava un privilegio maggiore ai crediti da derivati. Considerando l’estremo livello di esposizione debitoria che molte banche hanno nei confronti dei derivati, nonché la possibilità di riempire qualsiasi banca di derivati all’ultimo momento, gli altri creditori possono facilmente verificare che allo stato nulla viene lasciato per loro.
Al settembre 2014, i derivati negli USA avevano un valore nozionale (n.d.t. capitale assunto come base di calcolo per l’adempimento degli obblighi associati a uno strumento derivato) di circa 280 migliaia di miliardi di dollari. Uno studio sui costi per il contribuente in seguito alle perdite sostenute per Citibank nell’ultimo bilancio degli stanziamenti governativi ha rilevato che al contrario si è consentito alle banche di avere 10.000 miliardi di dollari di derivati swap (n.d.t. contratto derivato simmetrico con il quale due soggetti si impegnano a scambiare periodicamente delle somme di denaro calcolate applicando al medesimo capitale – detto nozionale- due diversi parametri riferiti a due diverse variabili di mercato) nei loro libri contabili. Questo è un debito per il quale i contribuenti sono a rischio di un altro bail-out; e poiché il Dodd Frank Act sostituisce ai bailouts il bail-in, si tratta di un debito per il quale i correntisti e creditori ordinari sono a rischio. Citibank è particolarmente vulnerabile per i suoi derivati swap basati sul prezzo del petrolio. Il valore del grezzo Brent è sceso da un massimo di 114 dollari il barile del giugno 2014 ad un minimo di 36 dollari nel dicembre 2015 (n.d.t. oggi 33 dollari il barile).
Che dire dell’assicurazione FDIC (n.d.t. garanzia statale che copre i depositi bancari, simile a quella esistente in Italia per i depositi fino a 100.000 Euro)? Essa copre depositi bancari fino a 250.000 dollari, ma il fondo FDIC (Federal Department Insurance Corporation) possedeva solamente 67,6 miliardi di dollari il 30 giugno 2015 per la copertura di 635mila miliardi di dollari in depositi. La FDIC ha una linea di credito col Tesoro, ma anche quest’ultima copre solo fino a 500 miliardi di dollari; chi potrà garantire questo massiccio complesso di depositi? Anche il Fondo FDIC del resto stare attento al buco nero senza fondo delle passività da derivati. Come ha osservato Yves Smith in un post del Marzo 2013:

Negli Stati Uniti, i correntisti sono stati messi attualmente in una posizione peggiore di quelli della Cyprus se sono clienti di quelle grandi banche che giocano al casinò dei derivati. I controllori hanno chiuso un occhio quando le banche hanno usato i propri correntisti per finanziare le esposizioni da derivati… I depositi bancari possono oggi essere spazzati via da una maggior perdita conseguente ai derivati.

Anche nelle peggiori bancarotte finanziarie della Grande Depressione, ha notato Nathan Lewis, i i creditori hanno recuperato quasi tutto il loro denaro. Egli ne conclude che:

Quando i correntisti hanno perdite enormi pari al 50% o più, dopo una procedura di ristrutturazione col bail-in, potete star sicuri che è stato commesso un delitto.

Uscirne, finchè si può.
Come evitare questo furto criminale e mettere al sicuro i propri risparmi? Può essere troppo tardi per ritirare i vostri fondi dalle banche e riempire il materasso, come ebbe a provare personalmente Shah Gilani quando cercò di ritirare poche migliaia di dollari dalla sua banca. I grandi prelievi sono oggi sospettati di illiceità.
Potete spostare il vostro denaro in una delle banche cooperative con un proprio deposito di protezione assicurativa; ma le banche cooperative ed i loro piani assicurativi sono altrettanto sotto attacco. Così ha scritto Frances Coppola in un articolo dello scorso 18 dicembre dal titolo “La cooperazione bancaria sotto attacco in Europa”, parlando del fallimento di una banca cooperativa spagnola soggetta ad una procedura risolutiva di bail-in nel luglio del 2015. Allorché i soci investitori fossero stati soddisfatti dall’assicurazione privata della banca cooperativa, ci sarebbero reclami circa il fatto che tale salvataggio “mina il principio del bail-in”, ciò sebbene il fondo assicurativo sia stato interamente finanziato dai privati. I critici argomentano che “questo sembrerebbe un modo indiretto e tortuoso per fare ciò che ci si prefiggeva inizialmente, vale a dire evitare di addossare le perdite ai creditori privati”
In breve, il fine della procedura di bail-in è quello di addossare le perdite ai creditori privati. Le alternative che consentono loro di sfuggire a tale meccanismo possono essere prontamente bloccate.
Dobbiamo far pressione sui nostri legislatori affinché cambino queste regole prima che sia troppo tardi. Il Dodd Frank Act e il Bakruptcy Reform Act hanno bisogno di una radicale revisione mentre il Glass Steagall Act (che pone una barriera di protezione tra i semplici depositi bancari e gli investimenti a rischio) deve essere ripristinato.
Nello stesso tempo, i legislatori locali dovranno impegnarsi al massimo per istituire banche pubbliche sul modello della Banca statale del Nord Dakota, banche che non giocano d’azzardo coi derivati e costituiscono un posto sicuro dove depositare i fondi pubblici e privati.

(*) Ellen Brown è un avvocato, fondatore del Public Banking Institute, e autore di dodici libri, incluso il best-seller Web of Debt. Il suo ultimo libro The Public Bank Solution, esplora modelli di successo di banche a proprietà pubblica. I suoi trecento ed oltre articoli possono essere letti in EllenBrown.com. oppure si può seguirla nella trasmissione “It’s Our Money with Ellen Brown” su PRN.FM.

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